< CARNAGE

Un film di ROMAN POLANSKI / FR / Durata: 79min

Media 3.29 / Votanti 1005


La nostra recensione:
di Alessandra Sperotto
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All’origine del film c’è un testo teatrale scritto da Yasmina Reza e andato in scena con grande successo a Parigi, Londra, Broadway a partire dal 2006. Polanski ha visto lo spettacolo francese, ne ha intuito le potenzialità di impatto e con l’aiuto della stessa autrice ne ha curato l’adattamento filmico. Dall’iniziale ambientazione parigina l’azione viene spostata a New York. Il copione dura 80 minuti proprio come un normale incontro tra due coppie. La macchina da presa segue la vicenda passo passo ed osserva i quattro personaggi che girano in tondo come pesci dentro in un acquario tra le parti chiuse di un appartamento.

 

Un sciocca lite tra undicenni appena usciti da scuola finisce in un dramma: un ragazzino agitando la canna di bambù colpisce un coetaneo in pieno volto spezzandogli due denti. Il racconto inizia quando i genitori del feritore fanno visita ai genitori del ferito per scongiurare, civilmente, ogni possibile contenzioso legale. Con spirito collaborativo, tra persone perbene, si accordano: i genitori del fanciullo colpevole risarciranno fino all’ultimo dollaro le spese mediche sostenute dalla famiglia della vittima. L’incontro tra le due coppie si mette subito sui binari della buona educazione e ragionevolezza. Anzi l’incidente sembra far presagire la nascita di un rapporto di amicizia tra i quattro adulti, ma in poco più di un’ora si assiste ad una vera e propria discesa agli inferi. Nel giro di pochi minuti la cordialità diventa ipocrisia e la tolleranza acidità.

 

Roman Polaski chiude in trappola i suoi personaggi. Il tempo viene sospeso dentro uno spazio claustrofobico che non consente vie d’uscita. I personaggi sono sottomessi ad un implacabile processo di denudamento, emergono tutte le loro debolezze, frustrazioni e passioni. Lo spazio chiuso diviene un tavolo asettico dove la rabbia e la ferocia che i quattro “topi” liberano corrisponde perfettamente alla loro natura profonda, alla loro storia. E’ un gioco al massacro di parole ed azioni che si fermano prima del “punto di non ritorno”. Infatti in Carnage non accade nulla di irreparabile: nessuno uccide o ferisce qualcun altro. Le aggressioni reciproche rimangono apparentemente nei limiti della legittimità ma in realtà ognuno ferisce l’altro in profondità e quando non bastano le parole sono gli oggetti ad essere colpiti. Oggetti che, come nel caso del telefonino dell’avvocato Crowen, assumono un’importanza così vitale nella sua esistenza che, una volta messo fuori uso, l’avvocato si accascia come un burattino cui avessero reciso i fili. Nessuno dei quattro “topi” si ribella alla trappola. Ognuno accetta di giocare il proprio ruolo fino in fondo, aggredendo moralmente il prossimo e subendone gli assalti. La trappola per topi fa emergere appunto l’odio, l’astio, il risentimento, la brutalità, l’indifferenza come connotati essenziali della natura umana, la sfiducia di Polanski verso i suoi simili è una costante della sua opera.

 

Il paradosso su cui si basa Carnage è che in apparenza non manca nulla. Media borghesia newyorkese, interessi culturali, cura nell’abbigliamento e nell’arredamento, senso della giustizia e dell’educazione, grande attenzione verso i figli. Se non che i piccoli gesti eloquenti di Alan Cowan , i brevi scambi di sguardi con gli altri inquilini svelano la figura di un padre più interessato al lavoro che agli atti del figlio che reputa, in estrema sintesi, soltanto un “pazzoide”.

 

Il film presentato all’ultima rassegna cinematografica di Venezia era in concorso insieme ad un altro film di Cronenberg A dangerous method , che narra il rapporto lavorativo e di amicizia tra Freud e Jung,e con esso presenta parecchie affinità. Il film di Cronenberg è il prequel di quello di Polanski. Se più di cento anni fa Jung e Freud non si fossero parlati e non avessero scritto, Carnage non esisterebbe. Senza Freud i quattro protagonisti che si scannano nell’appartamento avrebbero usato un linguaggio diverso. I protagonisti di Carnage conoscono perfettamente il potere della parola e della definizione. Tutto ciò a dimostrazione che, come ha ricordato Umberto Eco, non solo i libri ma anche i film parlano tra di loro.