< SCIALLA ( stai sereno )

Un film di FRANCESCO BRUNI / ITA / Durata: 95min

Media 4.09 / Votanti 929


La nostra recensione:
di Giovanna Bassan
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"Scialla!" è una commedia divertente e leggera: fa sorridere con naturalità e fa commuovere per la dolcezza. Scelto per inaugurare la sezione “Controcampo Italiano” alla 68esima edizione della Mostra del cinema di Venezia, questo lungometraggio è l'opera prima di Francesco Bruni, che si cimenta nel ruolo di regista dopo anni dedicati a curare le sceneggiature dei film di colleghi, primo tra tutti Paolo Virzì (Ovosodo, Caterina va in città, La prima cosa bella), ma anche Ficarra e Picone e Roberto Faeza. La lista in realtà sarebbe molto più lunga. Sarà stata questa affermata esperienza conquistata scrivendo per altri, sarà che i temi affrontati gli sono particolarmente familiari (Bruni ha due figli adolescenti), sta di fatto che, fin dalla primissima proiezione, questo film è stato applaudito ed acclamato mettendo subito d’accordo sia il pubblico che la critica. Le premesse però, possiamo dirlo senza nascondere nulla, sono abbastanza banali. Il tema principale di “Scialla!” è lo scontro generazionale e la difficoltà di vivere il rapporto tra padri e figli. Soggetti usati ed abusati. Ma ci sono molti spunti che danno un soffio di freschezza e unicità alla storia che è proiettata. L’ambientazione per prima: una Roma popolare e giovane che parla quasi esclusivamente la lingua dei ragazzi (Scialla significa appunto "stai sereno" nel gergo degli adolescenti).

 

I protagonisti, poi: un ometto insignificante ed apatico che parla forbito, ma con un forte accento padovano, e un quidicenne indolente e pieno di voglia di vivere. Sono due personaggi che non hanno nulla in comune, se non un legame che scopriranno in maniera quasi fortuita. Bruno, interpretato con leggerezza e grande incisività da Fabrizio Bentivoglio, è un ex insegnante, amante della letteratura e della cultura. Si è ritirato dalla professione e ha anche accantonato il suo sogno di diventare uno scrittore di successo. Passa le giornate al bar, sfamandosi con cappuccini e panini, sbancando il lunario scrivendo biografie per improbabili VIP e dando svogliate ripetizioni di greco e latino a ragazzi dei licei romani. Tra questi c'è Luca (l'esordiente Filippo Scicchitiano), un adolescente che ha davvero tanto da imparare, ma poca volontà per farlo. E’ simpatico, pieno di vitalità, di entusiasmo e sorprendentemente senza vizi (non beve e non fuma). La partenza della madre del ragazzo per l’Africa è l'evento che porta Bruno a scoprire di essere in realtà il padre di Luca. Inizia così ad avvicinarsi a lui in maniera diversa e più consapevole. Il film gira tutto intorno all'improbabile convivenza che sono costretti a condividere l'apatico professore e l'inquieto Luca. Quest'ultimo si troverà inconsapevolmente, almeno all'inizio, a confrontarsi per la prima volta con una figura maschile adulta e dalla parvenza paterna. Bruno, d'altra parte, si sentirà sempre più coinvolto dal ragazzo e dalle sue scelte. Pian piano si convincerà a svestire i panni dell’ apatico e del noncurante della vita, per riprendere in mano se stesso. Accetterà così lentamente, ma con consapevolezza, le responsabilità che derivano nell'avere un ruolo nella propria vita e in quella di qualcuno.

 

Scontro generazionale e difficoltà nel vivere ed accettare il rapporto tra padre e figlio. Come dicevamo sono premesse già viste in molti film. In “Scialla!” però, nulla sembra così banale. E anche se l’intreccio non è così inedito, risulta comunque originale e coinvolgente. Sa sfiorare argomenti profondi e importanti, senza però prendersi troppo sul serio. Infatti, anche se sono preponderanti i momenti comici, che ci fanno divertire e ci rubano sane risate, ci colpiscono soprattutto i risvolti umani rappresentati dai personaggi che ci permettono di riflettere su tematiche ben più intime: la fuga dalle responsabilità, la sicurezza che si ha vivendo come persone poco significative. Da un lato si parla di come vengono rappresentati i giovani di questo tempo: molto più adulti di quello che si crede, molto più bisognosi di figure forti e incisive di quanto essi vorrebbero. Dall’altro lato c’è invece la paura a ricoprire delle responsabilità nella sfera familiare, c’è l’ inadeguatezza nell’imporsi, nel dettare i limiti e dare regole. Insomma difficoltà e percorsi da ambo le parti: le vive l’adolescente svogliato, le conosce l'adulto insicuro. Il luogo comune vuole che sia il figlio a maturare ed indirizzarsi verso la strada che lo porta a diventare adulto. Qui però è anche il padre ad intraprendere un percorso verso la maturità, per rimettersi in gioco e tentare di donare qualcosa a quel ragazzo che l'ha spronato ad essere, e volere, qualcosa di migliore. Fatevi una semplice domanda alla fine. Tra i due, chi avrà veramente aiutato chi?