< LE IDI DI MARZO

Un film di GEORGE CLOONEY / USA / Durata: 98min

Media 3.56 / Votanti 1079


La nostra recensione:
di Maria Todesco

Storicamente le Idi di Marzo sono il quindicesimo giorno del mese di Marzo, giorno nel quale si lodava Marte, il Dio della guerra. Ma sono molto più conosciute per il tradimento compiuto da Bruto ed il freddo assassinio di Giulio Cesare, che avvennero proprio durante esse. Scelta astuta e significativa, quella di George Clooney, di porre questo titolo al proprio film, tratto da un romanzo teatrale di Beau Willimon. Già da esso si può capire cosa ci si può aspettare: una trama fitta, con intrighi e colpi di scena, un susseguirsi di “pugnalate”, dove non si può mai sapere dove si nasconda il vero nemico, che potrebbe usare anche false notizie pur di metterti in difficoltà. Poiché così si rivela il mondo politico, un mondo rappresentato inizialmente idealizzato ed in seguito sempre più cupo, in una crescente decadenza morale. La fiducia e la verità appaiono come se fossero tutto, venendo predicate tali, ma risultano essere l’immagine e la determinazione quasi spietata le cose veramente importanti, a cui non si deve mai rinunciare se si vuole trionfare. Non ci si può permettere di aver paura, di fermarsi un momento. E dopotutto, il fine sembra sempre giustificare i mezzi, quindi non c’è motivo per arretrare se si riesce a chiudere gli occhi sull’etica, a zittire la propria coscienza.

 

E’ un campo minato, una corsa al potere e nient’altro, durante la quale ogni passo può farti avanzare di un po’ o lasciarti precipitare in modo rovinoso. Ed ogni legame è teso come un filo, pronto a spezzarsi, a farti rimanere completamente solo. Solo con te, ma più probabilmente con un estraneo perché il proprio sé viene messo in discussione, un nuovo ed inaspettato avversario.

 

Parrebbe che l’intero film si basi e giri attorno a questa semplice affermazione fatta dal protagonista, Stephen Meyers, il giovane guru della comunicazione della campagna elettorale del governatore Mike Morris, in un possibile prossimo futuro americano: “Questo è un gioco duro, non perdona. Non puoi sbagliare, perché sei fuori, subito!”. E ciò vale per chiunque tu sia, il capo o l’ultima ruota del carro, la persona più importante o la più insignificante. Ma è difficile non sbagliare, è difficile scegliere ed ancora più difficile è accettare di essere fuori. Ogni debolezza che emerge è un’arma contro sé stessi. Qualsiasi notizia trapeli può segnare la fine. Troppo facile farsi fuori da soli, quando tutti sono pronti per cogliere l’occasione al volo e finirti, se serve.

 

E’ una situazione che porta chi la vive a cambiare, a rivedere le proprie certezze e priorità, ad estrarre le zanne, ad abbandonare la propria impeccabilità interiore per ostentarne una falsa ed unicamente esteriore. Emerge un’innocua ipocrisia, che coinvolge tutti, a cui sembra impossibile scappare e ancora più impossibile rinunciare, che porta con sé compromessi e mezze verità. L’esagerata devozione e la passione che Stephen rivolge alla campagna diventano in breve una cruda realtà che necessita armi potenti e grande resistenza al formarsi ed ingrandirsi dei molti ostacoli. Senza potersi voltare indietro, smettendo di guardare gli altri in faccia.

Tutto si trasforma in un “io o tu” dove è necessario sapere cosa si vuole e scegliere i migliori compagni, da saper però controllare. E’ una battaglia dove non sono compresi solo i politici, ma anche stagisti e giornalisti, tutti con illoro ruolo fondamentale, per lo meno per lo svolgimento della storia.

Forse come film non è particolarmente originale, ma indubbiamente ben fatto. Non lascia nulla in sospeso e Clooney riesce a gestire gli sviluppi della trama con maestria, senza troppo appesantirla, lasciandola nitida. Riesce a renderlo un pezzo di cronaca attuale, fin troppo realista. A momenti risuona nella testa come estremamente familiare. Non rimane quindi che goderselo e vedere chi infine sarà Bruto e chi Giulio Cesare, portandosi poi a casa una fresca riflessione su quella che possiamo chiamare la politica di oggi.