Abbiamo avuto modo di conoscere di persona la simpatia ed il talento del regista Eugenio Cappuccio nel 2007 in occasione delle nostre “Giornate di cinema” nel corso delle quali presentò in sala il suo ottimo film Uno su due. Già allora riuscì a sorprenderci per la sua naturale capacità di descrivere cinematograficamente fatti e personaggi con tocco sincero, intenso e pulito. Con questo Se se sei così ti dico di sì il regista di Latina continua a porre il suo sguardo sulle repentine svolte della vita e dei destini umani e lo fa offrendoci un
personaggio che si trova costretto, come fu per Fabio Volo nel film precedente, a confrontarsi con una parabola esistenziale del tutto imprevista.
Il protagonista è Piero Cicala. Un ex cantante che ha avuto un effimero successo negli anni ’80 e che si ritrova pieno di debiti e sconfitto nella vita. Accetta con grande tormento l’opportunità che gli viene offerta da una di quelle trasmissioni televisive le quali, non senza una certa dose di crudeltà e di cinismo, ripropongono vecchie meteore del passato. Ma è
l’incontro fortuito con una diva del presente (interpretata con buon esito da Belen Rodriguez) che sicuramente non gli cambia il destino ma la vita sì. Ed è lungo questo incontro che il regista sa cogliere, come poche volte si era visto al cinema, la realtà ossessiva, pettegola e schizofrenica del mondo dello spettacolo e degli squali che lo circondano. In questo senso azzeccata ci è parsa la speculare contrapposizione fra la vita e il mondo di Cicala, perdente, sedotto ed abbandonato dal successo, e quello della diva Talita che al contrario vive con cinico opportunismo l’apice del suo successo. Evitando saggiamente ogni lieto fine da favola il regista lascia però aperta la porta della speranza, Due personaggi con caratteri e valori opposti come Cicala e Talita possono andare d’accordo. Ma nessuno può costringere l’altro a cambiare.
Eloquente, in questo senso, il fatto che queste due figure si incontrino realmente in un solo momento e cioè quando Piero canta una sua sincera canzone d’amore – Amami di più/proprio quando cado - Alla fine si può essere sicuri e fieri di essere così come si è, non di quello che siamo stati o che vorrebbero fossimo stati. Elegante e ben girato con i suoi delicati primi piani e sapienti movimenti della macchina da presa questo film conferma le doti di un regista molto attento alle sfumature dei suoi personaggi (vedi lo sguardo di Piero il più delle volte smarrito, la sua parlata o i suoi silenzi, la sua andatura curva e pesante ecc.).
Da sottolineare comunque la grande prova di Emilio Solfrizzi che riesce dare intensità e credibilità ai tormenti e alle malinconie di Cicala. Un attore che ci piacerebbe vedere valorizzato in futuro dal cinema italiano.