< BORIS IL FILM

Un film di G.CIARRAPICO M.TORRE L.VENDRUSCOLO / ITA / Durata: 108min

Media 2.45 / Votanti 860


La nostra recensione:
di Alessandra Sperotto / alespero@libero.it
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“Boris – Il film” rappresenta un caso più unico che raro: è un’opera che riesce a trasferire sul grande schermo la fortunata serie televisiva trasmessa su Sky. Finora avevamo assistito al processo inverso: tanti film trasformati in serie televisive come ad esempio Romanzo criminale di Michele Placido e Quo vadis, baby? di Gabriele Salvatores. Passare invece dalla televisione al cinema non è un processo né scontato, né garantito. Diverso è il linguaggio, il formato, il ritmo e diverso è il pubblico al quale è destinato. Eppure Boris ce la fa e funziona. Il merito va ad una sceneggiatura robusta, attori capaci e perfettamente calati nel ruolo e la riproposizione di tutti gli elementi che il pubblico ha conosciuto alla televisione. Coloro che non hanno visto neanche una puntata della serie potranno apprezzare le disavventure della scalcinata troupe, immergendosi con gran divertimento dietro le quinte di una produzione cinematografica e scoprire che in realtà Boris è il nome del pesce rosso porta fortuna di Renè. Regista Renè Ferretti (l’ottimo Francesco Pannofino) abbandona il set della fiction “Il giovane Ratzinger” per dissidi creativi con il delegato di rete. Mentre i suoi collaboratori abituali sono a spasso, attraversa un periodo di depressione interrotto dalla visione di un cinepanettone: è allora che Renè decide di compiere il grande salto e cedere alle richieste di un suo amico produttore esecutivo per lavorare alla trasposizione cinematografica del romanzo- inchiesta “La Casta” di Rizzo e Stella. La scelta di lavorare, in poco tempo, ad un copione accettabile risulta ardua ma alla fine il regista riesce a dar vita alle riprese. Ne succederanno di tutti i colori, a cominciare dalla nevrosi che divora la protagonista Marilita Loy , fino ad arrivare ai tentativi di sabotaggio dell’attore della soap, che pretende un ruolo di rilievo nei panni di Gianfranco Fini. I contrattempi, i ritardi, i conflitti produrranno molti allontanamenti e rimpiazzi e la necessità di risparmiare tempo e denaro porterà Renè a subire compromessi dolorosi.
Il film è graffiante, cinico e dissacrante. Dipinge l’industria cinematografica in modo molto crudo, fatta di espedienti, di sceneggiatori ‘democratici’ che giocano a tennis, mentre giovani ragazzi scrivono per loro, di attrici vicine alla follia, di segretarie arroganti e direttori di fotografia maniaci del loro lavoro. L’operazione di trasferimento sul grande schermo era certamente complessa e il rischio di proporre un lungo episodio della serie era tangibile. Ma i tre registi Giacomo Ciarrapico, Mattia Torre e Luca Vendruscolo hanno risolto il problema spostando l’attenzione esclusivamente sul mondo cinematografico e rinunciando ai tormentoni. Boris è un film con una dignità salda, un’ottima squadra di attori, una sceneggiatura energica, che sa parlare dell’Italia di oggi senza timori. Non tradisce lo spettatore che è alla ricerca del nuovo e al tempo stesso lo rispetta profondamente, lo immerge nella piacevole sensazione di essersi avventurato in qualcosa di diverso. Boris – Il film è inoltre una divertente e scanzonata versione italiana di Effetto Notte trasferito nel confuso panorama politico e culturale italiano. Come nel film di Truffaut dal primo all’ultimo giorno delle riprese i problemi della lavorazione si alternano con i rapporti personali tra i vari componenti della troupe cinematografica: un film nel film.