< DRIVE

Un film di Nicolas Winding Refn / USA / Durata: 95min

Domenica 22 Aprile 2012
Ore 20:45 / Ingresso riservato ai tesserati Cineforum

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La nostra recensione:
di Fabio Siviero
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“Se guido io quei soldi saranno tuoi; dammi ora e luogo e ti do cinque minuti. Qualunque cosa accada in quei cinque minuti sono con te, ma ti avverto, qualunque cosa accada un minuto dopo sei da solo: io guido e basta”. I patti sono chiari, niente coinvolgimenti, Driver guida e basta. Di giorno meccanico in un’autofficina, di notte, chauffeur per rapinatori. Di lui non si sa da dove arrivi, ma di sicuro la sua è una vita solitaria, finché non incontra una donna (una dolce e un po’ triste Carey Mulligan).

 

Dall’amicizia con lei e il figlio Benicio nasce qualcos’altro: Driver scopre il suo lato paterno e affettuoso, in un clima reso languido, etereo e ovattato dai dialoghi scarni, i lunghi sguardi (quasi imbarazzante quello tra Driver e Irene la sera, alla fine della gita in auto), la musica ipnotica e nostalgica (due perle: Under your spell dei Desire e a Real Hero dei College).Ora nulla è più come prima, qualcuno ha superato i “cinque minuti” e Driver non potrà più tirarsi indietro.

 

Il marito di Irene, Standard, sta per tornare a casa dal carcere, ma non ha ancora fatto i conti col suo passato e la violenza sta per irrompere nella vita della sua famiglia. Il nostro, per amore, non si farà da parte. In un racconto filmico equilibrato e coeso, anche se non privo di incoerenze (perché gettare il cellulare all’inizio del film se poi ti vedono in faccia?), improvvisamente irrompe la violenza, anticipata come un lampo prima del tuono dalle parole di Driver al rapinatore incontrato in un pub. Il giovane danese Nicolas Winding Refn, vincitore a Cannes nel 2011 per la regia, dopo  “Bronson” (2008) ci regala un’altra opera dove l’estetica della violenza diventa chiave di lettura del racconto.

 

Le scene “forti” al limite dello splatter caricano la storia di tensione mettendo in luce il lato oscuro dell’eroe (il cui volto spesso e volentieri è ripreso per metà in ombra) e l’impossibilità nella sua vita di scindere amore e morte (illuminante in questo senso la scena del bacio dentro l’ascensore). Le riprese al rallenty del “Tarantino europeo”, sottolineate dalla colonna sonora, contribuiscono a marcare l’elemento violento, ma più che il taglio ironico (Tarantino) o quello estetico (Non è un paese per vecchi dei Coen), prevale quello intimista, gotico, “nordico” del dramma irrisolvibile nemmeno dal nostro eroe.

 

Del resto Driver è uno “scorpione” la cui violenza viene da un passato a noi sconosciuto. Il personaggio interpretato da un acclamato Ryan Gosling, magistrale secondo la critica, ma a volte forse fin troppo ostinato a comunicare senza-comunicare, nel dialogo con uno Standard dal volto ferito non si sta contrapponendo come eroe senza macchia, perché il volto pieno di sangue del marito di Irene non è altro che il suo, come in un riflesso, e così, coperto di sangue, diverrà di lì a poco. La stessa (bianca) giacca di Driver che si macchia inesorabilmente di  sangue (rosso) sempre di più è il segno del candore e della purezza desiderate, ma impossibili da raggiungere.

 

Il tema della maschera e del volto, già presente in Bronson, è un’altra possibile chiave di lettura del film: la maschera di Benicio, la maschera da stuntman usata anche nel finale, la maschera di sangue di Driver, la pizzeria dello stesso Nino che maschera una attività illecita, così come le auto usate da Driver che nascondono un motore di ben altra natura, per non parlare della maschera “vivente” di Nino-Ron Perlman …Coerente anche la scelta di Ryan Gosling, protagonista dalla faccia pulita, un “bravo ragazzo”, come lo definisce Shannon, che nasconde una violenza imprevedibile. C’è un solo volto pulito, luminoso e sincero, quasi ingenuo, ed è quello di Irene, il volto di quell’amore puro che sembrava a portata di mano e che invece si rivelerà una chimera. L’eroe, senza paura - ma non senza macchia- , non può che restare solo.

 

 

 

L’angolo di: Tana LiberaTutti

Refn è un fico. Chiunque abbia visto uno dei suoi film, su tutti la trilogia di Pusher, non potrà dire il contrario. Ok, c’è quella strana digressione nell’onirico che è Valhalla Rising, ma lo valutiamo un piccolo eccesso di zelo del buon Nicolas (aveva mangiato pesante, o solo mangiato qualcosa). Resta il fatto che il regista danese, Nicolas Widing Refn appunto, sa far del gran cinema e questa suo ultima fatica ne è la conferma.

 

Drive potrebbe sembrare il solito film. Un personaggio senza nome, interpretato da un bravissimo Ryan Gosling (si, quello di Young Hercules), vive una doppia vita: di giorno fa lo stuntman e lavora in un’officina, di notte fa il pilota a pagamento per i rapinatori. Niente di nuovo? La trama, forse, ma poi c’è Refn. Bastano i primi dieci minuti (contateli, non scherzo) a catapultarvi dentro l’atmosfera tesa del film. Una Los Angeles vera e realistica, diventa parte integrante della ricerca di redenzione (a suo modo) di un personaggio fuori dagli schemi classici. Né eroe, né antieroe. Solo un pilota, un uomo che fa il suo mestiere. Sporco, violento e a volte brutale. Perché sebbene la maschera del protagonista resti praticamente impassibile durante lo svolgersi del film, il regista crea uno stato di nervosismo tale da inchiodarti davanti allo schermo. E’ un bastardo Refn, chi lo conosce lo sa, perché ti tiene lì. Sa che sei nelle sue mani e gioca con te. Ti spiazza, con scene di improvvisa violenza (quasi splatter), per poi far tornare tutto ad una calma apparente. Gran merito va alle musiche del film, ma il plauso più grande va a chi da il volto al pilota (si, quello che faceva Young Hercules). Impenetrabile, quasi apatico, salvo poi rischiare tutto per amore (perché si può definire così).

 

Al limite dell’auto citazionismo in alcune scene, un po’ Cronenberg nella messa in scena della violenza e un po’ Sergio Leone nell’impostazione del personaggio solitario, Drive potrebbe essere letto come la parabola buona di una persona cattiva? Forse sì, forse no. Starà allo spettatore giudicare.
Dategli cinque minuti, qualunque cosa accada in quei cinque minuti ci penserà lui.

Fabio Reato
reato87@gmail.com
latanachevilibera.blogspot.com