< QUASI AMICI

Un film di Olivier Nakache, Eric Toledano / Francia / Durata: 112min

da Mercoledì 26 Settembre a Sabato 29 Settembre
Ore 20:45 / Ingresso riservato ai tesserati Cineforum

Media 4.68


La nostra recensione:
di Ellen Balasso
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Ispirato a una storia vera il film mette in scena la storia dell’incontro e della conquista del rispetto reciproco fra un’improbabile coppia, ovvero Philippe, ricco parigino bianco rimasto tetraplegico dopo un incidente in parapendio, e Driss, giovane immigrato senegalese che si ritrova, suo malgrado, a dover fare da aiutante a Philippe. Il titolo originale “Intouchables” rende in maniera più efficace della traduzione italiana (“Quasi amici”) il contenuto del film, cioè il confronto fra due stati di isolamento forzato. Da un lato c’è Philippe e la sua impossibilità di sentire la vita, di essere toccato dal caldo, dal freddo, da una carezza, da un pugno. Dall’altro lato c’è Driss e la sua condizione di emarginato a causa del proprio stato di immigrato.
 
Pur muovendo da un canovaccio narrativo “vecchio”, cioè la contrapposizione degli opposti fra il ricco colto e distinto e l’immigrato ignorante, con un curriculum di degradazione e che tira a campare vivendo del sussidio statale, il film non scade nella retorica e nella ipocrisia ma destabilizza i falsi clichè di entrambi i protagonisti e con loro del pubblico in sala.
Philippe, privato della possibilità di sentire il mondo che lo circonda come faceva prima dell’incidente, sembra rassegnato a una vita abitudinaria scandita soltanto da alcuni riti (la fisioterapia, il bagno, i pasti etc.): ogni stato d’animo di Philippe passa esclusivamente sull’espressione del suo viso che finalmente sembra scuotersi durante l’incontro con il giovane Driss. Infatti, Philippe nell’incontro con Driss assapora di nuovo la sensazione, ormai dimenticata, di non essere un semplice oggetto della pietà altrui.
Allo stesso modo Driss non trova in Philippe la diffidenza o il rifiuto dell’uomo medio borghese nei confronti dell’immigrato che vive nelle banlieu, ma la sfida (“se vuoi ilsussidio statale prima devi guadagnartelo”).
 
Il film con semplicità disarmante centra il punto della questione sostituendo al facile pietismo e alla solidarietà da slogan sia nei confronti del “povero” disabile sia nei confronti del “povero” immigrato, la condivisione delle difficoltà altrui.
Driss con il suo ruvido pragmatismo lascia sconcertato il pubblico di fronte a battute di dubbio gusto sulla disabilità di Philippe ma, nel contempo, rivela allo spettatore il proprio lato oscuro, ovvero l’incapacità di trattare da pari a pari le persone che si trovano in condizioni diverse dalla propria. E’ l’assenza di pietà di Driss che permette a Philippe e al suo aiutante di trovare un punto di incontro: finalmente nel mondo ovattato in cui si trova forzatamente imprigionato Philippe entra qualcuno capace di non sentirsi in colpa perché è in grado di ballare, ma soprattutto capace di dimenticarsi che non si può semplicemente “passare il telefono” a un tetraplegico. E a questo punto fra i due potrà esserci condivisione e scambio: Philippe riuscirà di nuovo ad affrontare la propria figlia adolescente con l’autorevolezza di un padre, Driss riuscirà a sostenere un colloquio di lavoro (non semplicemente a presentarsi “da sconfitto” solo per ottenere la firma necessaria a godere del sussidio). La forza espressiva degli attori, un dialogo a tratti brutale, un umorismo lieve riescono a tratteggiare sia la difficoltà dell’integrazione razziale, anche nella multietnica Parigi, sia le difficoltà dell’integrazione sociale di chi viene a trovarsi nella condizione di disabile. Senza mai scivolare nel sentimentalismo, pur lasciando spazio anche alla commozione fra l’ironia e le risate, il film guida lo spettatore verso la riscoperta dell’altro da sè, lo rende partecipe del cambiamento della relazione fra i due uomini da rapporto di lavoro a riconoscimento delle qualità dell’altro, e lo mette di fronte alla destabilizzazione che segue alla caduta dei pregiudizi e che porta alla conquista della consapevolezza da parte di Philippe e di Driss di meritare un posto sul palcoscenico del mondo.