< Zodiac

Un film di David Fincher / USA / Durata: 158min

da Mercoledì 05 Dicembre a Sabato 08 Dicembre
Ore 20:45 / Ingresso riservato ai tesserati Cineforum

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La nostra recensione:
di Marco Lubian
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Che lo spettatore possa diventare un’inconsapevole cavia nelle mani di un regista è un aspetto del mondo cinematografico che non ci è nuovo... Basti pensare alle sonde psicologiche con cui ci studia David Lynch, o alle torture emotive di Lars Von Trier...

David Fincher sembra conoscere bene questi strumenti da medico cinematografico e non esita a farne uso, seppur in maniera quasi impercettibile, per anestetizzare il pubblico/paziente durante le due ore e mezza di questa sua ultima fatica interamente girata in digitale, un oggetto filmico tanto apparentemente semplice quanto sfuggente, proprio come il personaggio che ne da il titolo.

Zodiac è infatti il nome con cui, negli Anni 70, la stampa decise di soprannominare il serial killer che a lungo terrorizzò l’area attorno alla Baia di San Francisco, sfidando la polizia con lettere e codici cifrati. Il compito di raccogliere indizi e di trovare il colpevole viene assegnato agli occhi e agli orecchi di 3 personaggi: il detective Toschi, il giornalista Avery (Robert Downey Jr, brillante come sempre) e il fumettista Graysmith (dal cui libro è stato tratto il film)... In un’epoca in cui analisi del DNA ed esami balistici non sono ancora ai livelli di CSI, appare subito chiaro che non si tratterà di una ricerca semplice... Il tutto è reso ancora più complesso dalla casualità e mancanza di logica con cui colpisce l’assassino: il suo modus operandi è differente, le scene del crimine sono prive di particolari coreografie...

Il substrato sociale da cui nasce Zodiac, non è certo nuovo nel panorama fincheriano... il regista coglie in effetti l’occasione per riproporre la sua vena polemica nei confronti di una realtà scomoda, arida e spesso priva di valori (tema eloquentemente trattato tanto in Seven quanto in Fight Club): da un lato c’è quella del mondo della stampa, colpevole di “mitizzare” le azioni dell’assassino; dall’altro quello della giustizia, di cui il regista si fa un po’ beffe, in quanto incapace ed impotente di fronte a fatti così spietati ed enigmatici... Siamo quindi di fronte ad un Fincher che conosciamo ? L’apparenza, ovviamente, inganna... Le regole su cui il regista era solito muoversi vengono pian piano scomposte e stravolte, a partire dal “genere”, trave portante della sua filmografia, ed ora accuratamente sezionato per attraversarne di nuovi, dal thriller al noir passando per il drammatico... Come se ciò non bastasse, l’unico vero filo conduttore, la ricerca dell’assassino, continua a rimanere sospeso, tranciato...

Per questo, mano a mano che la vicenda segue il suo corso, si insinua sempre più insistentemente nello spettatore il dubbio che il tema narrativo principale non risieda tanto nella ricerca del killer... ma piuttosto nell’incapacità di trovarlo... Ciò che stupisce ancor di più è che questa incapacità non sia data dalla mancanza di indizi, ma al contrario proprio dalla loro sovrabbondanza... la quantità di piste e di prove non facilita il compito dei personaggi verso una soluzione, ma piuttosto li ostacola e li rallenta... a questo proposito, particolare attenzione viene data, attraverso piccoli ma interessanti espedienti (si pensi alla costruzione accelerata del grattacielo), al passare del tempo, elemento importantissimo sia ai fini della comprensione del "fallimento" dei personaggi, che del sacrificio richiesto a chi, all'epoca, ebbe senso del dovere.

Questo protrarsi nel tempo della ricerca, forse in alcuni momenti ci anestetizza un po’ troppo, fin quasi ad assopirci... La sonnolenza di fondo, l’incapacità di trovare l’assassino, trasudano dal grande schermo fino in sala per creare un vero e proprio metacinema, un cinema fuori dal cinema, una realtà che imita la finzione che imita la realtà... Ecco dunque emergere, con un piccolo sforzo di astrazione, il passo definitivo con cui Fincher si allontana definitivamente dalle sue opere precedenti per porci di fronte ad un nuovo modo di pensare il proprio cinema, attraverso un duplice scacco interpretativo: come il serial killer di cui narra le vicende, il film Zodiac è inafferrabile proprio perché è troppe cose assieme, troppi generi intrecciati, un carnevale di luoghi, personaggi ed eventi che ci fa continuamente perdere di vista l’obiettivo e ci lascia spaesati, nel dubbio... Forse alla fine ci si potrebbe sentire un po’ presi in giro... eppure non si può negare a Fincher il merito di aver sperimentato e osato molto in un film che, osannato dalla critica, farà a lungo parlare di sé... e probabilmente non accadrà , come immagina il detective Toschi parlando dell’assassino, che “sparisca nei trafiletti...