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Un film di Ken Loach / GB-I-E-D / Durata: 96min

da Mercoledì 27 Febbraio a Sabato 01 Marzo
Ore 20:45 / Ingresso riservato ai tesserati Cineforum

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La nostra recensione:
di Erika Basso
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Angie è una ragazza di trent'anni, vive a Londra, ha un figlio, due genitori e un'amica, Rose, con la quale convive. Viene licenziata in tronco dall'agenzia di lavoro interinale per la quale lavora per non aver tenuto un atteggiamento consono in pubblico, da qui parte la sua battaglia per la sopravvivenza.

La ragazza ha voglia di esprimere le proprie capacità, di trovare la sua strada nel mondo del lavoro, di riscattarsi dal torto subito e lo fa imbastendo una propria attività con l'amica Rose che dia lavoro agli immigrati a Londra. È attraverso gli occhi di Angie che Ken Loach ci fa guardare la Londra, ma potremmo anche dire l'Europa o addirittura il mondo, di oggi.

E attraverso i suoi occhi vediamo il problema dell'immigrazione, la difficoltà di queste persone di inserirsi regolarmente nella società, di trovare un lavoro nel quale non siano sfruttate, anche se questi sono problemi che sembrano non riguardare solo gli immigrati ma accomunare tutte le persone. C'è un momento del film in cui Angie si trova a fare i conti con la realtà: il mondo è dei più forti, o dei più furbi, di quelli che quando gli si presenta un'occasione la sfruttano al volo, di quelli che non guardano in faccia nessuno. La nostra protagonista passa dall'essere vittima all'essere carnefice e si comporta così come la società le chiede di fare.

Quello che Loach ottiene, con l’aiuto di una sceneggiatura cruda e una regia dai toni quasi documentaristici, è uno spaccato amaro della società attuale. Una società dinamica, in continuo cambiamento, alla quale le persone si devono adeguare, per non restare indietro. Il regista, che abbiamo già incontrato nella scorsa stagione con il film “Il vento che accarezza l’erba”, è come sempre attento a questa evoluzione.

Con le sue opere ci offre la possibilità di prendere atto di quegli aspetti della realtà che noi “ingeriamo” per abitudine, senza soffermarci per chiederci che cosa sta succedendo. E lo fa senza la pretesa di darci delle soluzioni, ma con l’intento, piuttosto, di far partire, in noi spettatori, una riflessione. In questo film vediamo una donna che si trasforma in tiranno, che preferisce trascurare qualche esame di coscienza piuttosto di farsi calpestare i piedi, che non si ferma nemmeno di fronte alle minacce. Così Loach sembra volerci dire che il mondo in cui viviamo sta alienando le persone, sta scatenando una lotta alla sopravvivenza dove ritroviamo il concetto darwiniano della vittoria dei più forti a discapito dei deboli.

Tuttavia la scelta rimane un’opportunità di ogni singolo individuo, c’è chi non si ferma davanti a niente e chi invece, prima o poi, qualche scrupolo se lo fa. Le scelte, che sembrano scandire il film nei suoi punti di svolta, sono lo strumento che l’individuo ha a disposizione per cambiare, nel bene o nel male, la realtà che lo circonda. Questa sembra l’unica possibilità per decidere in prima persona chi vogliamo essere, senza doverci adeguare a quello che la società ci impone.