< Munich

Un film di Steven Spielberg / USA / Durata: 164min

da Mercoledì 18 Ottobre a Sabato 21 Ottobre
Ore 20:45 / Ingresso riservato ai tesserati Cineforum

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La nostra recensione:
di Giovanni Tonello
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Monaco Germania Ovest, 5 Settembre 1972; un gruppo di terroristi palestinesi armati fino ai denti e appartenenti a “Settembre Nero”, fa irruzione nel villaggio olimpico dove dormono atleti e accompagnatori della squadra israeliana.

Due israeliani muoiono subito, mentre altri 9 vengono tenuti in ostaggio. I terroristi chiedono la liberazione di 234 prigionieri politici palestinesi. 24° film di Steven Spielberg che inizia con 15 minuti di autentica adrenalina dove l’irruzione dei terroristi palestinesi viene raccontata con un ritmo incalzante anche attraverso le immagini di repertorio dell’epoca. Munich, partendo dalla cronaca del rapimento e uccisione degli atleti, descrive poi la vendetta di Israele.

Non era facile per un regista “ebreo impegnato” come Spielberg, raccontare l’operazione “Ira di Dio”; il film thriller/drammatico è la prima trasposizione sul grande schermo, dopo svariati libri, documentari e perfino una serie TV, dei drammatici eventi che seguirono la strage delle olimpiadi di Monaco 72; il pericolo era quello di simpatizzare per una delle due fazioni. Invece Spielberg, sorretto dalla sceneggiatura di Tony Kushner, è riuscito a scontentare tutti. Lo spettatore non riesce a capire da che parte stiano i buoni e dove i cattivi. Arabi e Israeliani aggiungono violenza alimentando sempre più il loro conflitto; cambiano però i metodi. Con l’irruzione al villaggio olimpico il terrorismo diventa mediatico. E quindi anche la vendetta israeliana deve essere fragorosa. La sceneggiatura del film si basa su un romanzo del norvegese George Jonas intitolato “Vengeance” appunto, vendetta.

Occhio per occhio, dente per dente: 11 sono gli atleti e sportivi uccisi nel blitz di Monaco e 11 sono i terroristi che dovranno pagare con la loro vita. Ma non basta ucciderli, bisogna che tutto il mondo sappia. Per portare a termine la vendetta, vengono ingaggiati 5 uomini al di fuori del Mossad (il terribile servizio segreto israeliano). La squadra di insospettabili, inesperti e sostanzialmente sacrificabili, avrà la massima libertà di azione e risorse economiche praticamente illimitate. Nessuno di loro ha mai ucciso prima. Il film, oltre a raccontarci come portano a termine la loro missione, ci parla anche di come personalmente, affrontano i loro compiti, quali sono le loro aspettative, i loro dubbi, le loro riserve, i loro errori, le loro paure, le loro domande. Il comando delle operazioni viene affidato a Avner Kauffman, ben interpretato da Eric Bana.

L’attore australiano (padre croato e madre tedesca) 38 anni, dopo essere stato il leale e forte Ettore in Troy (2004) di Wolfgang Petersen, trasformato in Hulk (2003) da Ang Lee, racconta in una intervista l’entusiasmo con cui ha affrontato la nuova esperienza “ non mi sarei lasciato scappare l’opportunità di lavorare con Spielberg per nessun motivo al mondo”. Bana si è preparato al suo ruolo confrontandosi anche con il vero Avner Kauffman: “l’Avner che ho creato, è differente dall’Avner che ho incontrato” dice l’attore, “ho cercato di dare voce al suo lato più umano”.

Il cast comprende, oltre a Bana, un sempre convincente Geoffrey Rush (Oscar nel 1997 come miglior attore protagonista in Shine di Scott Hicks) nel ruolo ambiguo del referente governativo con il compito di (non)rispondere alle domande degli agenti, Ciaran Hinds (già visto ne Il fantasma dell’Opera), Mathieu Kassovitz (Il favoloso mondo di Amelie), Hanns Zischler ed anche uno spietato Daniel Craig (Era mio padre) futuro James Bond nel prossimo film di 007 Casino Royale. Storie di uomini dunque, ma all’ombra di grandi donne. Sono le donne che dirigono le azioni dei protagonisti: il primo ministro israeliano Golda Meir, la madre di Avner, la bambina figlia di una delle vittime designate, fino alla futura figlia del protagonista principale.

Poco apprezzata dalla critica una delle scene finali dove il protagonista mescola la propria vita privata con l’ossessione per la propria missione: vedere per valutare.