< Volver

Un film di Pedro Almodóvar / E / Durata: 120min

da Mercoledì 25 Ottobre a Sabato 28 Ottobre
Ore 20:45 / Ingresso riservato ai tesserati Cineforum

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La nostra recensione:
di Filiberto Battistello
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Volver”, “Tornare”, motivo portante di un film che vede Almodovar ritornare (per l’appunto) alle origini, alla Mancha, la terra dove è nato, ma è anche un ritorno, dopo l’ultima parentesi tutta al maschile di La mala educacion, al suo colorato e formidabile universo femminile. N

on c’è dubbio: per il nostro Pedro il mondo è delle donne. «Ti sei tagliata?» chiede Emilio, un vicino di casa, a Raimunda che ha il collo sporco di sangue. «No», risponde lei. «Cose di donne», e gli chiude la porta in faccia perché in cucina ha il cadavere di un altro uomo, accoltellato. Questo è il nuovo film di Almodóvar, appunto, 'cose di donne'. Gli uomini appaiono incidentalmente e spariscono in fretta, spesso eliminati brutalmente, ma non prima che abbiano procurato danni irreversibili alle vite delle loro donne.

Il femminile riempie lo schermo fin dalla primissima scena del film, una magistrale carrellata da destra a sinistra, in cui tre delle cinque protagoniste spolverano le tombe dei loro morti lottando contro il vento della Mancha, il solano, che fa impazzire la gente (e i mulini, come ben sapeva Don Chisciotte). Volver è’ una storia di donne che soffrono, spariscono, rinascono e che, malgrado gli eventi e i maschi che si ritrovano, sanno prendere la vita di petto (d’altronde la Mancha è anche la regione dove, così si dice, mediamente le donne vivono 20 anni più degli uomini).

Donne impegnate in lavori irregolari, dalla gestione illecita di ristoranti altrui, alla parrucchiera in nero con il lavatesta appoggiato alla vasca del bagno di casa. Donne forti come Raimunda o donne mancate come Augustina, sorta di suora hippy dai capelli corti, i gambaletti color carne, e la marijuana in giardino. Donne che litigano, piangono, si accapigliano, ma alla fine si ritrovano sempre, una accanto all’altra. È un mondo di solidarietà e maternità in cui il ritorno è legato al perdono e ad un nuovo modo di guardare. Un tornare per riconciliarsi.

Tragicommedia l'ha definita il regista spagnolo: tragedia perché parla di cose brutte, di omicidi, di malattie, di sensi di colpa; commedia perché mantiene uno stile leggero e un ineffabile senso dell'umorismo trasformando dramma, noir, elaborazioni del lutto in un irresistibile e gioioso inno alla vita. In più, con Volver l’universo femminile si arricchisce di altri personaggi destinati a rimanere ben scolpiti nel variegato e multicolore mondo dell’artista spagnolo. Come la grandissima interpretazione di Penelope Cruz alla quale Almodovar pare restituire le radici, dopo il fallimentare salto hollywoodiano, non stancandosi di inquadrarne per tutto il film la sua femminilità con le sue scollature vertiginose e il suo fascino mediterraneo.

Con un sedere posticcio e un abbigliamento un pò retrò (che è un esplicito omaggio alle nostre bellezze del cinema italiano neorealista degli anni '50, e tale omaggio viene reso esplicito in una scena in cui si vede Anna Magnani in 'Bellissima' di Luchino Visconti) domina il film con talento ed eleganza. Ma è anche il film in cui Almodovar ritrova, 18anni dopo, la sua Carmen Maura già protagonista di Donne sull’orlo di una crisi di nervi, anche se, bisogna dire, tutte le attrici sono veramente magiche, non a caso premiate tutte e sei a Cannes (vedi foto nel retro).

Il racconto è scandito da un equilibrio stilistico e da una perfetta armonia narrativa. Non ci sono flashback o sogni a modificare il tempo del racconto. Gli eventi drammatici e delittuosi del film restano tutti fuori campo e sono riportati allo spettatore solo attraverso i racconti dei protagonisti. Con Volver Almodovar realizza forse il suo film più equilibrato e composto, senza rinunciare alla fantasia di scrittura, ai consueti rimandi autobiografico-cinefili, al suo inimitabile gusto per il colore (nei suoi accostamenti più arditi).

Forse non punta (più) a irridere o scandalizzare, ma tende (sempre più) alla compartecipazione dei sentimenti. Ed anche in questo è diventato davvero un Maestro.