< VITA DI PI

Un film di Ang Lee / CINA, USA / Durata: 127min

Venerdì 27 Settembre 2013
Ore 20:45 / Ingresso riservato ai tesserati Cineforum

Media 4.09


La nostra recensione:
di Chiara Baron Toaldo
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Una scialuppa nel bel mezzo dell’oceano Pacifico ed una tigre del Bengala a bordo. Come vi comportereste se sulla scialuppa ci foste anche voi ? Questa storia stupefacente di avventura e formazione è il soggetto del film Life of Pi, diretto dal regista di Taiwan Ang Lee. Vincitore di ben quattro premi agli Oscar 2013, per miglior regia, miglior fotografia, miglior colonna sonora originale e migliori effetti speciali visivi, Vita di Pi nasce da un progetto avviato dalla Fox nel 2003.

 

Dopo il passaggio di testimone a tre registi, M. Night Shyamalan, Alfonso Cuaron e Jean-Pierre Jeunet, il progetto fu assegnato ad Ang Lee e allo sceneggiatore David Magee, che riscrisse la sceneggiatura definitiva nel 2010. Frutto dell’inventiva del romanziere canadese Yann Martel, l’omonimo romanzo vinse nel 2002 il Man Booker Prize e la sua trasposizione cinematografica mise in difficoltà il regista Lee, come lui stesso ha dichiarato. Infatti se il linguaggio cinematografico parla per immagini, e qui, attraverso il computer graphics e il 3D sono sorprendenti, non andava trascurato il forte impianto filosofico del romanzo. La storia straordinaria è raccontata, con l’uso del flash-back, dal protagonista, Piscine Molitor Patel, un ragazzo nato curioso, riflessivo e innamorato della vita e delle sue meravigliose creature. All’inizio del film musica e immagini accompagnano all’interno dello zoo del padre a Pondicherry, ovvero nel mondo fiabesco di Pi bambino, fra gli animali in pose eleganti e i colori vivaci della natura (molte riprese sono state fatte da Ang Lee nella natia Taiwan). La curiosità di Pi, la sua scoperta del mondo, lo fanno convertire non ad una, bensì a tre religioni: induismo, cristianesimo ed islamismo. Ai genitori egli chiede di essere battezzato ed un nuovo tappeto da preghiera. Nel romanzo Pi si trova circondato dai suoi tre padri spirituali, increduli ai differenti orientamenti religiosi del sincero ragazzo, il quale alle loro domande risponde con una frase di Gandhi: “Tutte le religioni sono vere”, aggiungendo, “io voglio solo amare Dio”. Pi non esclude una di esse, ma cerca i punti di unione, tanta è la sete di spiritualità e di verità. La religione è luce e giunge dove l’intelletto non può arrivare. Il cogito ergo sum del padre, non gli basta.

 

Pi partecipa entusiasta alla natura che lo circonda e crede che ogni creatura abbia un’anima. Di fronte al tentativo di “dialogo” con l’imponente Richard Parker (la tigre il cui vero nome era Thirsty), risponde al padre: “Anche gli animali hanno un’anima, l’ho visto nei loro occhi”. Le lezioni del padre fondate sull’uso della ragione saranno comunque fondamentali per il ragazzo: il mondo animale non può coincidere con il mondo dell’umano.

 

Fede e ragione accompagneranno Pi quando si troverà a vivere la sua sventura in mare, dove conoscerà la solitudine, la sofferenza, l’abbandono, la fame e la sete, ma anche in questa grande sfida Pi non smetterà di ammirare ed amare la natura che lo circonda in tutte le sue manifestazioni. Lo spettatore è chiamato anch’esso a partecipare allo spettacolo di una natura dalle tinte forti grazie alle immagini potenti rese da Ang Lee attraverso l’uso della computer grafica: l’oceano ed il cielo si specchiano senza confini, il mondo marino e le sue “costellazioni” di pesci, la natura verde e rigogliosa, gli animali ed il manto regale della tigre. Inoltre Lee si è qui messo alla prova utilizzando anche la tecnologia del 3D, lavorando assieme al regista di Avatar James Cameron.

 

Nella scelta del cast ha preferito invece non avere star: nel ruolo di Pi vediamo il debuttante Suraj Sharma, mentre Tobey Maguire, scelto inizialmente per il ruolo dello scrittore, fu sostituito dall’attore inglese Rafe Spall. Se ad un primo livello il film si può leggere come un’incredibile storia d’avventura, in profondità si possono cogliere molte diverse chiavi di lettura e metafore. Vita di Pi può essere letto come un’allegoria dell’esistenza: nel corso della vita ogni uomo ha di fronte imprevisti e difficoltà da superare, dovendo fare i conti con la propria finitezza e solitudine. Attraverso il suo viaggio Pi giunge ad una maturazione spirituale che gli permette di sfidare la morte e di non arrendersi perché: “Se la morte è attaccata alla vita non è per necessità biologica, ma per invidia. La vita è così bella che la morte se ne innamora, un amore possessivo e geloso che afferra tutto quello che può.” (tratto dal romanzo Life of Pi). E voi, dopo la visione del film, a quale storia credete?