< LA BICICLETTA VERDE

Un film di Haifaa Al-Mansour / Arabia Saudita, Germania / Durata: 100min

Lunedì 10 Marzo 2014
Ore 20:45 / Ingresso riservato ai tesserati Cineforum

Media 4.28


La nostra recensione:
di Giovanna Bassan
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“Quando avrò la bicicletta ti batterò, allora saremo pari.” Wadjda
 
Al giorno d’oggi le donne ricoprono ruoli importanti nella politica, nel sociale, nel mondo del lavoro, nelle arti e spesso con riconosciuto successo.Ciò nonostante esistono ancora nazioni, e non poche,dove le donne non sono condiderate alla pari degli uomini. Ci sono dei paesi in cui addirittura non è loro concesso godere di alcun diritto. L’Arabia Saudita è uno di questi. Grazie alle riserve di petrolio che portano ingenti entrate, l’Arabia Saudita è considerato uno dei paesi più ricchi e modernizzati al mondo. 
 
Malgrado questo, a causa principalmente dell’influenza della cultura e della religione islamica, le  condizioni in cui la donna deve vivere restano pesanti. Relegata in casa, nello svolgere i soliti ruoli domestici, ha spesso l’unico dovere di sottomettersi ai limiti imposti dagli uomini. È in questo tipo di contesto che Wadjda, titolo originale de La bicicletta verde, è ambientato. Wadjda, protagonista della storia, è una ragazzina di 12 anni che sogna di possedere una bicicletta, come il suo amico maschio Abdullah. La vuole per poter gareggiare contro di lui e riuscire a batterlo. Una bicicletta è un desiderio semplice, ma se sei una bambina e vivi in Arabia Saudita può diventare molto complicato realizzarlo. La madre infatti è contraria, in quanto possedere una bicicletta è sconveniente, per una femmina, secondo la religione mussulmana. Questo non ferma però la ragazza, che con grande tenacia e diversi espedienti, fa di tutto per raggiungere il suo obiettivo. 
 
Prendendo spunto da un racconto di pura quotidianità, la regista Haifaa Al-Mansour descrive la mentalità e le regole imposte dalla cultura mussulmana e rappresenta la difficile condizione a cui le donne sono costrette a sottostare. La pellicola pone in parallelo la storia di Wadjda e di sua madre : due figure femminili forti, piene di progetti e di ispirazioni, due sognatrici. La madre, abbandonata dal marito perchè impossibilita ad avere altri figli, è incapace di ribellarsi al sistema culturale e al suo destino. La figlia, una bambina sveglia e vivace, che indossa scarpe occidentali, che ama la musica rock e che gioca coi maschi, è al contrario determinata a far valere il proprio carattere e la propria personalità. La madre simboleggia la tradizione, mentre Wadjda rappresenta il bisogno di libertà per il quale le nuove generazioni lottano al fine di contrastare e cambiare tutti quei rituali e quelle leggi che risultano oramai incomprensibili ed anacronistici. 
 
La bicicletta verde è un delicato omaggio alle Donne, alla loro forza e determinazione. La regista sceglie di mettere in scena esclusivamente personaggi femminili, relegando gli uomini a ruoli marginali e senza spessore. Le sue donne sono dinamiche e vitali perchè rappresentano la volontà di infrangere un costume dove, suo malgrado, prevale sempre un ambiente maschilista. Sorpresa della Mostra del Cinema di Venezia del 2012, questo film è stato acclamato come manifesto della condizione femminile nei paesi arabi. Ma esso non è un film femminista, quando piuttosto un film che esalta la femminilità. Haaifa Al-Mansour è lei stessa un simbolo di tenacia e ribellione, in quanto è di fatto la prima vera regista donna di un paese in cui fare Cinema è un’arte vietata, in cui non esistono sale cinematografiche e in cui l’unica modalità di vedere un film è all’interno le mura domestiche, attraverso la TV. Senza pretese intellettuali o di denuncia, senza urlare alla condanna del sistema, la regista è riuscita arappresentare la realtà dura ed oppressa di un paese ricco di mezzi ma poverissimo di libertà, attraverso un racconto semplice e divertente, che porta in sè un messaggio che tocca in modo universale, il cuore di tutti. 
È un invito alle donne a rivedere i propri obiettivi e a lottare per essi. 
È un delicato inno alla speranza che,se affrontate con determinazione, volontà e coraggio, è possibile sconfiggere le abitudini, anche le più radicate.