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Un film di Steven Knight / USA, GB / Durata: 85min

da Mercoledì 12 Novembre a Sabato 15 Novembre
Ore 20:45 / Ingresso riservato ai tesserati Cineforum

Media 3.3


La nostra recensione:
di Filiberto Battistello
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L’auto si ferma allo stop. Il conducente dopo un attimo di esitazione cambia direzione rispetto a quella indicata dalla freccia di posizione. “Sono Ivan Locke. Parto ora. Tra circa un’ora e mezza sarò lì”. Così inizia questa sorprendente opera cinematografica girata dall’inglese Ste- ven Knight presentata a Venezia 2013 ma distribuita solo pochi mesi fa in Italia. Sorprendente se pensiamo che l’intero film si affida sulla forza espressiva del protagonista ( uno straordinario Tom Hardy) il quale, chiuso all’interno della sua auto, regge da solo gli 84 minuti, ovvero la durata di un viaggio da Birmingham a Londra, dove il tempo filmico coincide esattamente con il tempo dell'azione.

Steven Knight, ex sceneggiatore di successo (per Cronenberg e Frears, tra gli altri) dopo aver debuttato alla regia con Redemption (passato quasi inosservato in Italia) vince alla grande la sua scommessa, quella di coinvolgere e inchiodare allo schermo lo spettatore esclusivamente con la voce, la presenza e lo sguardo di questo unico, grandissimo, protagonista del film. Il tutto realizzato in una settimana di riprese attraverso tre telecamere digitali, posizionate nell’auto ogni notte con una angolatura diversa, permettendo in que- sto modo un buon montaggio serrato. Ivan Locke è un uomo sposato e padre di due figli che lo stanno aspettando a casa per la partita in tv. Da tutti è riconosciuto come un serio, instancabile e stimato capocantiere. All’indomani deve dirigere la più grande colata di cemento della storia della città.Un passo fondamentale per la sua carriera. Basta un calcolo sbagliato, un operaio distratto, e si mettono in pericolo vite, lavoro, capitali.Lui è un perfezionista. Ama tenere tutto sotto controllo. Eppure quella sera decide di cambiare direzione rispetto a quella di sempre. Una direzione imprevista in grado di demolire le sue solide certezze. Si sente moralmente obbligato a rimediare ad una distrazione, un errore (forse l’unico della sua vita). Costi quel che costi. Un’ora può spazzare via tutta un’esistenza. Un’altra può rimetterla in piedi. Dentro quella BMW, avvolto nelle luci quasi psichedeliche del traffico notturno, Ivan si avvia verso una strada forse senza ritorno. Un’ora e mezza di viaggio che si trasforma in un disperato tentativo di tenere in piedi la sua vita passata mentre al volante guida nella direzione opposta, per assumersi le proprie responsabilità verso quella futura. 

Il film riuscirà a catapultarci come spettatori all'interno dell'auto di Locke e ascoltare le sue telefonate private, scoprire a poco a poco la sua situazione, trepidare con lui nella speranza che tutto si risolva per il meglio. Impossibile non schierarsi dalla parte di un uomo (con un passato peraltro segnato dall’abbandono del padre) che non fugge di fronte ai propri doveri e alla propria dignità. Un film sull'importanza del passato, sulla consapevolezza che nulla di ciò di facciamo agli altri è esente da conseguenze.  
Nonostante la rischiosa scelta narrativa, il film riesce a mantenere uno straordinario livello drammaturgico per tutta la sua durata. Grazie certamente ad una maestro della scrittura come Knight ma anche, come detto prima, ad un montaggio che alterna sapientemente i primi piani su Locke alle luci della strada, allo schermo del telefono satellitare, alle altre macchine, ai palazzi di periferia. Come pure alla stupenda fotografia con mutazioni cromatiche, dissolvenze, sfumature: dove le luci dell'autostrada, dei fanali delle auto, delle insegne luminose contribuiscono a rendere affascinante la visione. 

Questo film a basso costo ci dice molto sulle capacità del mezzo cinematogra- fico di rappresentare l’essenza del dramma umano e personale. Raccontare cioè una storia significativa, senza bisogno di effetti speciali che molto spesso sono usati per coprire una mancanza d’idee. Con la suspense giusta per catturare l’attenzione dello spettatore, una grande recitazione, una fotografia adeguata alla situazione, un finale non banale, un messaggio semplice e comprensibile da tutti. Lasciandoci un momento per guardarci dentro, per trovare similitudini, per riflettere sulla nostra vita.