< SUITE FRANCESE

Un film di Saul Dibb / USA / Durata: 107min

da Mercoledì 28 Ottobre a Sabato 31 Ottobre
Ore 20:45 / Ingresso riservato ai tesserati Cineforum

Media 4.29


La nostra recensione:
di Maria Elena Mancuso
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Non avrebbe mai dimenticato quella breve stagione. Mai avrebbe ritrovato esattamente quel genere di piacere. Ci resta sempre in fondo al cuore il rimpianto di un'ora, di un'estate, di un fuggevole istante in cui la giovinezza si schiude come una gemma. (Irène Nèmirovsky)
 
Tratto dall’omonimo bestseller di Irène Némirovsky, pubblicato postumo nel 2004 a più di sessant’anni dalla sua stesura, Suite francese è la degna tra- sposizione cinematografica di un’opera letteraria di grande pregio, che al cinema in qualche modo attinge, sin dalla sua prima elaborazione. 
“Il libro in sé deve dare l'impressione di essere semplicemente un episodio [...] La forma, dunque, ma dovrei dire piut- tosto il ritmo: il ritmo in senso cinematografico[...] i collegamenti delle parti fra loro”. E ancora:“Se conoscessi meglio la musica, credo che questo potrebbe aiutarmi. In mancanza della musica, quello che al cinema si chiama ritmo. Insomma, preoccuparsi da una parte della varietà e dall'altra dell'armonia. Nel cinema un film deve avere una unità, un tono, uno stile”. Questi gli appunti tratti dal diario della Némirosky, ebrea francese di origine ucraina, deportata e morta ad Auschwitz nell’estate del ’42. Queste le parole che svelano i piani dell’autrice in merito ad un “poema sinfonico”, rimasto incompiuto, che avrebbe dovuto essere composto da cinque parti. Cinque movimenti, come appunto quelli di una suite musicale.
 
Un insieme di brani correlati, pensati per essere suonati in sequenza e caratteriz- zati ognuno da un differente ritmo di esecuzione da cui prendere il titolo.
Il film egregiamente diretto, e in parte scritto, dal britannico Saul Dibb, complice l’interpretazione della brava Michelle Williams e il coro di abili inter- preti che l’accompagnano, rende alla perfezione il ritmo del secondo episodio di questa sinfonia letteraria incompiuta, intitolato dalla Némirosky “Dolce”. Questo titolo, che rimanda appunto alla terminologia musicale, è lo stesso del brano creato per l’occasione dal premio Oscar Alexandre Desplat e, nel film, composto dal tenente Bruno Von Falk (Matthias Schoenaerts), ufficiale tedesco stanziato in un piccolo borgo della campagna francese.
Siamo nell’estate del ’40, alle porte di Parigi, bombardata e occupata. Qui vive Lucille (la Williams) insieme a Madame Angellier (Kristin Scott Tho- mas), la suocera meschina e dispotica che la costringe ad una soffocante esistenza, in attesa del ritorno del marito dal fronte.
A stravolgere la precaria quiete della cittadina e delle due donne, prima l’arrivo degli sfollati in fuga da Parigi e poi i soldati tedeschi, che occupano il paese e fanno alloggiare i propri ufficiali nelle abitazioni dei notabili del luogo.
 
A casa Angellier arriva così Bruno, soldato per dovere e compositore per vocazione, che trova in Lucille, e nel suo pianoforte, la passione, l’umanità e la bellezza che la guerra sembrava aver spazzato via. 
Ma attenzione: Suite Francese non è un film d’amore. Perché se è vero che al centro della vicenda vi è la relazione tra Bruno e Lucille, è altrettanto vero che protagonisti di questo lungometraggio, restano gli uomini e l’effetto che la guerra ha su di loro. 
“Per vedere di cosa sono fatte le persone, comincia una guerra”, dice una delle abitanti del villaggio alla protagoni- sta. Ed è proprio di questo che stiamo parlando.
Di come e quanto una guerra possa stravolgere la natura degli uomini sino a renderli duri, violenti e brutali o, altrimen- ti, coraggiosi, compassionevoli e solidali come mai avrebbero immaginato. Perché al di là della divisa, della bandie- ra e della lingua, dall’altra parte della barricata ci sono sempre e solo uomini. Ed è forse questo il messaggio più grande del film, valido oggi come allora. Nel 1942 tra bombardamenti, ghetti e campi di concentramento, così come nel 2015 tra barconi, intolleranza e centri di accoglienza.