< VULCANO

Un film di Jayro Bustamante / USA / Durata: 93min

Lunedì 21 Marzo 2016
Ore 20:45 / Biglietto unico 3.00 € / Ingresso gratuito per Soci Cineforum G. Verdi

Media 3.97


La nostra recensione:
di Maria Todesco
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Vulcano è un pellicola semplice, breve, senza pretese. Una storia in parte inerme, poiché scandita da ritmi lenti e stesa su lunghe pause, facendo quasi sembrare il tutto immutato, ma allo stesso tempo penetrante come le sue vicende e i suoi personaggi.
Maria è una ragazza maya diciassettenne, che vive con i suoi genitori alle pendici di un vulcano ancora in attività in Guatemala. L’ambiente è selvaggio e rude, povero. Sono contadini con solo desideri utili: puntano a mantenere la casa, ad avere un lavoro e auspicano un buon matrimonio per la figlia, con discendenza. E proprio un matrimonio con Ignacio, colui che si potrebbe definire il loro padrone, è ciò che sperano: anzi, è ormai deciso.
Solo che Maria non è pienamente d’accordo. Lei è innamorata, in segreto dalla propria famiglia, di un altro ragazzo, Pepe, il quale sogna di andarsene da lì e dirigersi negli Stati Uniti...
La storia scelta dal regista sembra piuttosto un contorno di poca importanza. Risaltano molto di più le inquadrature, le scene, la vita quotidiana e tutto quell’ambiente spartano, quasi crudele.
È più un quadro in movimento che una pellicola, una dettagliata descrizione dello stato dell’essere di quella popolazione in Guatemala.
Nello svolgersi della storia, ogni aspetto profondo dell’esistenza viene considerato e trattato nella misura in cui ciascuno di noi potrebbe giornalmente afrotarlo: la relazione tra uomo e natura, quella tra campagna e città, tra madre e figlia, la spiritualità e la sessualità, il quotidiano che quasi si fa tradizione e rituale. Ogni scena è condita d’essenzialità e di tempo per meditare, per riempirsi gli occhi delle poche e giuste parole che sono state usate e amalgamarle con le loro azioni, con i paesaggi, con i loro volti.
Anche le scene più banali danno unicità alla storia, i dialoghi più comuni rendono esattamente l’idea di persone senza nulla di speciale e con le preoccupazioni di chi è impegnato a sopravvivere più che a vivere. Ma pure in quei momenti, le parole non sono di troppo oltre ad essere schiette e dirette.
I silenzi umani si alternano a frasi che sembrano legate unicamente al contesto, come normalmente succede, ma che un attento osservatore vedrà ritornare o realizzarsi più avanti in forma di avvenimento.
 
Il silenzio stesso non è un escamotage di basso livello, ma usato consapevolmente e caricato di ulteriori significati. Starà allo spettatore colmarlo con sé stesso e la propria capacità d’interpretazione, per scavare negli svariati spunti di riflessione che ci vengono donati.
I personaggi sembrano fuori dal mondo, quando invece sono nel nostro stesso mondo, ancora più travolti dalla vita e dagli eventi rispetto a noi. Devono lottare in ogni momento, lottare contro le difficoltà, in particolare contro i serpenti. Ogni azione ha chiare conseguenze, ogni azione porta con sé grandi rischi e richiede il sacrificio. Da soli, lì, nulla è possibile. Anche per quello si rivolgono in preghiera agli spiriti e al vulcano.
I lavori sono pesanti, lunghi, necessari. Maria e sua madre li svolgono sempre assieme, opposte ma pur sempre donne, diverse ma unite, coordinate nel curare i maiali, il fieno, le piantagioni, portare la legna, raccogliere il cibo e poi cucinarlo... Spesso sono questi mestieri ad essere il vero fulcro delle scene, fondamentali forse più delle persone stesse che paiono perdere identità. Nessuno può sfuggire ai propri doveri. Maria ci prova comunque a fare di testa sua, a scegliere per sé. Si vede la sua iniziale passività, il suo silenzio e il suo distacco, che gradualmente si rasformano. Ma le sarà chiaro che solo stando assieme qualcosa è possibile, che le proprie colpe ricadono su tutti. Specialmente quando arriverà in città dove nuovamente la figura materna sarà preponderante, se non indispensabile. Ancora una volta, però, non sarà un’unica persona ad avere la chiave di svolta o le risposte.
Credo si possano cogliere da questa pellicola, soprattutto, due verità.
 
La prima consiste nell’unicità ed intensità della storia personale di ciascuno di noi: non serve essere eroi, persone famose o vivere in posti ricchi per percorrere un cammino degno di essere raccontato, nel bene e nel male. Ogni storia è importante in sé ed è degna di essere narrata. La seconda è che la vita è un ciclo: quel che si fa, ritornerà. A volte anche nonostante tutti gli sforzi, ma continuerà di certo ad andare avanti senza fermarsi.
Per cui prendiamo coraggio e lasciamoci sprofondare in un ambiente talmente diverso dal nostro da sembrare surreale e antico, quando invece è una dura realtà tutt’oggi presente, solo che “un po’ più in là”.