< SUFFRAGETTE

Un film di Sarah Gravon / USA / Durata: 106min

da Martedì 27 Settembre a Sabato 01 Ottobre
Ore 20:45 / Ingresso riservato ai tesserati Cineforum

Media 4.34


La nostra recensione:
di Chiara Baron Toaldo

“E Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi; e non ci sarà più la morte, né cordoglio, né grido, né fatica, perché le cose di prima son passate”. 
Apocalisse 21,4 

Lacrime simbolo di conquista, pagine di storia poco raccontate sono il soggetto di questo film di Sarah Gavron. La regista inglese decide di approfondire un argomento di cui era a digiuno anche il cinema: le rivolte delle suffragette in Inghilterra tra il 1912 e il 1913. Il termine deriva da 'suffragio' e identifica le donne che si batterono per ottenere il diritto di voto, indispensabile per l'emancipazione femminile.
In una cittadina ad est di Londra nel periodo successivo alla seconda rivoluzione industriale, donne e uomini vivono gli Hard times dickensiani lavorando duramente nelle fabbriche. La protagonista Maud Watts (Carey Mulligan) lavora dall'età di sette anni presso una lavanderia industriale subendo, come altre operaie, gravi ingiustizie da parte del suo capo. Un giorno si trova per caso al centro di una rivolta di alcune suffragette, intente a rompere le vetrine dei negozi in centro città. Maud scappa a casa dal figlio George e dal marito, ma nei giorni successivi la sua collega ed amica Violet la incita ad essere testimone di una battaglia, dapprima pacifica e poi sempre più violenta, per ottenere gli stessi diritti degli uomini. Maud dovrà accettare un ruolo incompatibile con quello di moglie e madre, ma sempre con uno sguardo rivolto all'indietro verso ciò che amaramente potrebbe perdere. 

Sarah Gavron ha voluto ripercorrere la storia di donne, fra le prime femministe rivoluzionarie, puntando la macchina da presa non su una donna leader del movimento, come avrebbe potuto fare con un biopic su Emmeline Pankhurst, ma su una donna ordinaria. Maud Watts rappresenta tutte coloro che decisero, spinte da una situazione in fermento, di sacrificare la loro vita familiare per diventare suffragette. Così la sceneggiatrice Abi Morgan ha raccolto dagli archivi lettere e diari di donne mai pubblicati, per poter raccontare al meglio le loro vite spezzate. Donne di diversa estrazione economica e sociale si unirono per esser rappresentate in Parlamento, negando una volta per tutte la potestà completa su di loro e sui loro figli esercitata dai mariti.

Tra i personaggi realmente esistiti, nel film si vedono Emmeline Pankhurst, fondatrice nel 1903 dell'Unione sociale e politica delle donne (WSPU), in una scena breve ma sufficiente per capirne il carisma, grazie all'abilità straordinaria di Meryl Streep, e Emily Davison, la cui morte ha scatenato grandi reazioni (seimila donne erano presenti al funerale) e una maggior attenzione della stampa. 

La farmacista Edith Ellyn, interpretata dalla bravissima Helena Bonham Carter, è un personaggio inventato, ma il suo nome è un omaggio alle due suffragette Edith Garrud ed Edith New. La prima, esperta di jūjitsu, insegnò a molte suffragette a utilizzare l’arte marziale (chiamata 'suffrajitsu') come strumento per difendersi dalla polizia. La seconda fu una delle prime a compiere azioni di disobbedienza civile lanciando sassi per infrangere le vetrine.

La regista utilizza un registro classico nelle inquadrature e nel montaggio favorendo così la narrazione e la sua forte componente realistica. Non eccede nei costumi e nelle luci, ma sceglie toni pacati e non retorici. Anche la colonna sonora extradiegetica, composta da Alexandre Desplat, non invade le scene: descrive con percussioni e tonfi sordi la realtà della fabbrica e accompagna con discrezione, utilizzando toni più dolci di pianoforte, la protagonista e le contraddizioni del momeno. Con sobrietà Desplat sottolinea con suoni cupi i momenti drammatici, ma sceglie anche di interrompere la musica e lasciare al silenzio alcuni tra i passaggi più intensi, come in uno dei momenti finali. Il film scorre in modo realistico, ma la scelta preponderante della regista è invece quella di inseguire attraverso primissimi piani la protagonista, una bravissima Mulligan mai stucchevole, scavando nelle espressioni del suo volto i dubbi e le incertezze. Siamo spettatori quindi di tutta la sofferenza che comporta la sua presa di coscienza. Interessante la figura dell' ispettore di polizia, interpretato da Brendan Gleeson, antagonista di Maud Watts. Se la donna fa un percorso di crescita nel battersi per i propri diritti, l'uomo farà il percorso inverso dubitando sempre più delle lunghe repressioni delle istituzioni che rappresenta. 

In Inghilterra dal 1913 le donne ottennero il diritto di voto solamente quindici anni più tardi. In molti Stati oggi questo diritto non è ancora garantito. Ma in Suffragette capiamo che solo grazie alle cose di prima che son passate le donne hanno raggiunto questo traguardo, agendo con forza quanto gli uomini per la propria dignità.