< THE DANISH GIRL

Un film di Tom Hooper / USA / Durata: 120min

da Martedì 18 Ottobre a Sabato 22 Ottobre
Ore 20:45 / Ingresso riservato ai tesserati Cineforum

Media 4.19


La nostra recensione:
di Maria Todesco
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The Danish Girl è una pellicola che non teme di mostrarsi ed esporsi, però con grazia e delicatezza. Potrebbe sembrare la bella ma semplice modella di un quadro, riuscendo a trattare senza banalità e senza giudizio l’origine di un tema ancora attuale.
Adattamento cinematografico dell’omonimo libro, parla di un fatto realmente accaduto, ma non è definibile come un racconto storico: è più lo sguardo, l’incanto e l’incredibile forza di trovare sé stessi. Una ricerca nata all'improvviso e che diventa sempre più frenetica, pervasiva, necessaria, nonostante tutto e tutti.
In questo caso, trovare sé stessi rende il protagonista, Einar Wegener, il primo transessuale riconosciuto al mondo.
Il pittore Einar Wegener si riscopre più vivo ed autentico con l’identità di Lili Elbe, della quale ci lascia testimonianza tramite un diario. E tramite la presenza costante della moglie Gerda Wegener, anch’essa pittrice oltre che causa della “liberazione” del marito dai suoi panni biologici maschili fino al tentativo di raggiungere la propria pienezza in un corpo femminile.
 
Basta poco, una necessità artistica e, in seguito, un giochino forse non del tutto innocente: le prime scintille di una fiamma vorace, incontenibile, le quali fanno prepotentemente sentire e capire al protagonista che qualcosa è cambiato. Comincia a cambiare nel profondo o, per meglio dire, rinasce e appare solo allora la sua vera identità, sopita fin da bambino. Come però spiegarselo? Come spiegarlo ai propri cari, come vivere con una doppia identità che diviene sempre di più opposta, oltre che preponderante, rispetto a quella che tutti conoscono?
Come spiegare a sé stessi un bisogno quasi vitale, ma non conosciuto e considerato aberrante? Come spiegare che non è più un gioco e nemmeno un capriccio? Come spiegarlo a un mondo che non comprende (e magari nemmeno si presta ad ascoltare)?
 
La pellicola scorre fluida, senza fretta, mostrando la giusta dose di cambiamento per volta, ma rendendolo definitivo. Qualche tentativo di tornare indietro ci sarà, ma davvero si può? Perché si dovrebbe? Ci si dimentica un poco alla volta di Einar e si tifa sempre un po’ di più per Lili, sperando che possa vivere come vorrebbe. Grande parte di questo è da attribuire alla fantastica ed intensa interpretazione dell’ attore protagonista Eddie Redmayne, che ricopre entrambi i ruoli e che riesce a dare autentico spessore ad un avvenimento probabilmente difficile od impossibile da immaginare, capire e concepire dalla maggioranza delle persone. A riprova di tale compito ben riuscito, talvolta diviene arduo riconoscere che nei panni di Lili ci sia un uomo.
Altro punto da apprezzare del film è senza dubbio il ruolo giocato dalla moglie Gerda, interpretata con trasporto e semplicità da una bravissima Alicia Vikander.
Non è solo presenza di contorno e neppure limitata a causa scatenante.
È accompagnatrice, complice e ancora di più compagna, sia del protagonista che dello spettatore. È l’anello di congiunzione tra i due, altalenante tra istanti di comprensione ad altri di confusione, tra accettazione totale e sofferenza insostenibile. Rappresenta l’amore, quello più vero ed incondizionato, quello che sopravvive anche quando tutto diventa diverso.
O che forse sopravvive perché nel cuore già si percepiva la verità e prosegue quasi immutato. Un amore che incarna la gioia della vicinanza, lo strazio dell’assenza, la gelosia del cambiamento, la passione della gioventù e che ancora è in grado di rinunciare ai propri bisogni per il bene dell’altro.
Quanti sarebbero in grado di viverlo o anche solo interpretarlo, attribuendone il giusto valore?