< FIORE DEL DESERTO

Un film di Sherry Hormann / ITA / Durata: 120min

da Martedì 06 Dicembre a Sabato 10 Dicembre
Ore 20:45 / Ingresso riservato ai tesserati Cineforum

Media 4.61


La nostra recensione:
di Alessandra Sperotto / redazione@cineverdi.it
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Il film presentato nella sezione dedicata agli Autori nella 66 edizione della Mostra Internazionale del Cinema di Venezia ha colpito positivamente il pubblico sin da meritare quasi 5 minuti di applausi ininterrotti. E’ ispirato alla vita della top model Waris Dirie e al dramma dell’infibulazione. La regista Sherry Hormann ha dichiarato che non era più propensa a girare film sulle donne ma dopo aver letto il romanzo autobiografico Desert Flower, è rimasta così colpita e turbata tanto da convincersi a realizzare un lungometraggio su questo delicatissimo tema. A causa di tale barbara tradizione ancora oggi, infatti, oltre 200 milioni di bambine nel mondo rischiano di morire in seguito alle infezioni e alle emorragie che provoca. Per tutta la vita la donna che viene sottoposta a questa pratica, si trova a convivere con forti dolori e corre il rischio di morire nel caso di una eventuale gravidanza. L’infibulazione è una tradizione antichissima che non ha nessun fondamento religioso ma che garantisce al futuro marito l’illibatezza della donna. Contro questo atto legalizzato la top model combatte con tutte le sue forze ed ha pubblicato diversi libri tanto da essere stata nominata da Kofi Annan ambasciatrice ONU per le mutilazioni genitali femminili, viaggia in tutto il mondo, incontra presidenti, premi Nobel e partecipa a conferenze per denunciare questo orribile rito arcaico. Il film ripercorre la vita di Waris (in beduino la traduzione letterale è Fiore del Deserto), dalla sua nascita nella profonda Somalia alla sua fuga in Occidente dove riuscirà a riscattarsi dal passato di soprusi grazie ad una sfolgorante carriera nel mondo della moda e nel cinema. Nata in una numeros famiglia di beduini del deserto viene sotto posta a infibulazione all’età di cinque anni. Appena adolescente viene venduta per cinque cammelli ad un vedovo sessan tenne. Per evitare un matrimonio forzoso e una vita di schiavitù, la ragazza decide di fuggire e dopo varie peripezie arriverà a Londra in cerca di emancipazione, intra prenderà umili occupazioni fino a quando non incontrerà il fotografo Terence Dono van che la lancerà nel mondo della moda. L’interprete di questa fiaba moderna, equi librato mix tra dramma sociale e commedia sofisticata, è Liya Kebede che proviene dalla stessa parte del mondo di Waris: l’Etiopia. L’attrice sa essere leggera e profonda, sa trasmettere grazia e timidezza, paura e de terminazione, vulnerabilità ma al tempo stesso grande dignità. Accanto a lei funzio na molto bene anche Sally Hawkins nei panni dell’amica Marilyn, vulcanica e pa sticciona, goffa e sfacciata. Le scene tra le due attrici sono le più divertenti e riescono Cineforum G. Verdi www.cineverdi.it numerosa sottoanni. sessantenne. intraprenderà Dono- equiato determinazione, tesso funziona pasticciona, ad alternare momenti di tragedia con altri di maggiore comicità. Tale ritmo è stato direttamente richiesto da Waris Dirie che ha accettato di buon grado l’idea della regista Sherry Hormann di ricavare un film dal proprio libro ma ha posto due condizioni: la prima di mostrare una scena in cui una bambina viene mutilata, la seconda quella di mettere un po’ di umorismo così che il film diventasse un inno alla gioia di vivere e non un documentario sulla sofferenza. Il risultato finale è un continuo avvicendamento tra contesti estremi. I riflettori della moda e le sabbie del deserto, le scarpe costose e i piedi impolverati, la ricchezza delle metropoli e la miseria degli accampamenti nomadi, una vita spezzata, insomma, ma da vivere fino in fondo con speranza e fiducia. E’ proprio questa alternanza che rende la pellicola piacevole e capace di coinvolgere lo spettatore, di spingerlo a pensare. La violenza è presente nel film, ma vi è sempre rispetto e delicatezza nel descriverla. Quello di Waris Dirie è un raro esempio di militanza. “Dopo tanti anni di battaglie, oggi intravedo finalmente la luce in fondo al tunnel” ha ammesso la modella. Dal 2003 il 6 febbraio si celebra la giornata mondiale contro l’infibulazione, traguardo importante per il quale sappiamo a chi vale la pena dire grazie.