Il programma 2014-2015

LA SEDIA DELLA FELICITÀ da Mercoledì 01 Ottobre a Sabato 04 Ottobre
Ore 20:45 / Ingresso riservato ai tesserati Cineforum

Un film di Carlo Mazzacurati / ITA / Durata: 90min

Media 3.9


La 40 stagione del Cineverdi non poteva non essere aperta da La sedia della felicità, ultimo film di Carlo Mazzacurati e testamento artistico di una filmografia tra le più significative degli ultimi decenni. Il compianto regista ha scelto di salutare il suo pubblico con un sorriso, con il garbo e l’intelligente leggerezza che lo hanno sempre accompagnato. Ambientato nella zona di Jesolo, territorio caro al cineasta padovano, La sedia della felicità racconta una storia divertente, a tratti surreale, con protagonisti due perdenti “spaesati” e malinconici, ottimamente interpretati da Valerio Mastandrea e Isabella Ragonese. Bruna, un’estetista in crisi che fatica a sbarcare il lunario,tradita dal fidanzato e incalzata da un fornitore senza scrupoli, riceve una confessione in punto di morte da una cliente: in una sedia misteriosa è nascosto un tesoro. Assieme al dirimpettaio del centro estetico, un tatuatore stralunato e squattrinato, parte per una strampalata ed esilarante caccia al tesoro. La ricerca della sedia non è altro che una scusa per una sarabanda di risate e gag, di incontri e avventure con personaggi svitati e bizzarri, tutta quella piccola e balorda umanità così cara alla sensibilità di Carlo Mazzacurati. Al contempo servirà a raccogliere quasi al completo la famiglia dei “suoi” attori, amichevolmente presenti anche per pose da pochissimi minuti. Ci sono proprio tutti, tra gli altri: Giuseppe Battiston, Antonio Albanese, Roberto Citran, Fabrizio Bentivoglio e Silvio Orlando.

12 ANNI SCHIAVO da Mercoledì 08 Ottobre a Sabato 11 Ottobre
Ore 20:45 / Ingresso riservato ai tesserati Cineforum

Un film di Steve McQueen / USA / Durata: 134min

Media 4.42


New York, 1841. Solomon Northup è un giovane violinista afroamericano. Ha una moglie, dei figli che ama e una casa in cui vive felicemente la sua vita. Un giorno, ingannato da due malfattori, viene rapito e portato in Louisiana a lavorare come schiavo nelle piantagioni di cotone, vi rimarrà per dodici anni. Senza famiglia e privato del vero nome, Solomon non si arrenderà e lotterà fino a riconquistare la libertà. Tratto da una storia vera, il film trionfatore degli Oscar 2013 affronta con crudo realismo una tematica delicatissima. La tragedia umana di Solomon viene mostrata in tutta la sua crudeltà; è un'opera che trasmette allo spettatore un concentrato incredibile di emozioni. Gli occhi di Solomon, colmi di un dolore oltre il sopportabile, li vediamo brillare mentre soffre e piange, sempre carichi della speranza e del coraggio che non lo abbandonano mai. Con una regia calda e appassionata, non priva di immagini violente ma sempre realistiche, il regista Steve McQueen affronta il suo film più ambizioso, un’opera potente e toccante, un manifesto contro tutti razzismi e le discriminazioni urlato al mondo intero. Con un cast praticamente perfetto, tutti bravissimi dai grandi interpreti alle più piccole comparse,12 anni schiavo ha vinto 3 Oscar e raccolto 12 nomination. L’odissea del protagonista, interpretato da un eccellente Chiwetel Ejiofor, è un emblema esemplare della lotta per il diritto alla libertà, una conquista che, occorre sempre ricordarlo, è costata secoli di sofferenze e soprusi.

STORIA DI UNA LADRA DI LIBRI da Mercoledì 15 Ottobre a Sabato 18 Ottobre
Ore 20:45 / Ingresso riservato ai tesserati Cineforum

Un film di Brian Percival / USA, Germania / Durata: 125min

Media 4.53


Dal fortunato romanzo La bambina che salvava i libri di Markus Zusak, venduto in otto milioni di copie, Storia di una ladra di libri è una parabola umanista che sventola la bandiera della cultura contro la barbarie. Sono gli anni del potere di Hitler e della Seconda Guerra Mondiale in Germania. La piccola Liesel Meminger viene affidata dalla madre comunista, che non può mantenerla e proteggerla dai nazisti, agli anziani coniugi Hans e Rosa Hubermann. Liesel non ha mai frequentato la scuola ma attraverso gli insegnamenti del nuovo papà impara ben presto a leggere, aiutata anche dall’amico ebreo Max nascosto in cantina dai genitori. I romanzi che salva dai roghi nazisti o che ruba dalle biblioteche diventano l’unico modo per sfuggire all’orrore della guerra. Di fronte all’oscurità delle coscienze e del pensiero nazista i libri diventano uno spiraglio di luce e di ottimismo di fronte alle tragedie che incombono. Il film è un poetico inno alla vita, quello della “ladruncola” Sophie Nélisse è uno sguardo innocente e commovente, capace di trasmettere valori come il rispetto, la gratitudine, il sacrificio e la pietà. La storia è ricca di episodi e di colpi di scena, oltre che di momenti di intenso lirismo, anche grazie alle ninne nanne e ai valzer scanditi dal suono della fisarmonica che Hans suona in momenti di tensione. La recitazione è eccellente sia da parte degli interpreti più famosi come Geoffrey Rush e  Emily Watson che della piccola Sophie Nélisse. Magnifica anche la fotografia.

IL CAPITALE UMANO da Mercoledì 22 Ottobre a Sabato 25 Ottobre
Ore 20:45 / Ingresso riservato ai tesserati Cineforum

Un film di Paolo Virzì / ITA / Durata: 109min

Media 0


Il capitale umano, oltre ad essere bellissimo, è anche il film più importante del regista livornese Paolo Virzì. Dopo i successi delle ultime commedie come La prima cosa bella e Tutti i santi giorni ha deciso di cambiare passo e di raccontare come è cambiata l’Italia negli ultimi anni con una storia di drammatica attualità. Lo sfondo è quello della finanza milanese, con l’intreccio delle vicende di due famiglie brianzole narrate da quattro punti di vista. I due protagonisti, interpretati da due superbi Fabrizio Bentivoglio e Fabrizio Gifuni, cercano di vivere con la speculazione finanziaria, come i “maghi” della finanza, quelli che ti promettono di guadagnare il 40 per cento sui tuoi risparmi, quelli che “hanno scommesso sulla rovina del nostro paese, e hanno vinto”. Il film è splendido: potente e inquietante. La storia avviene alla vigilia di Natale in un piccolo paese della Brianza. C’è una cena di gala, c’è un incidente - il cameriere della cena che torna a casa in bici è investito da un Suv – c’è un colpevole da scoprire. E’ un affresco polifonico e corale. Anche se ispirato dal romanzo dello scrittore americano Stephen Amidon, racconta in modo impeccabile il degrado morale e culturale della società italiana. Paolo Virzì dirige un gruppo di attori eccezionali facendoli recitare al meglio. I personaggi appaiono maschere di un teatro tragico: tante vite si intrecciano, si legano e si disfano, alla fine tutti mentono in una società in cui “il capitale umano” non vale più nulla.

MR MORGAN'S LAST LOVE da Mercoledì 29 Ottobre a Sabato 01 Novembre
Ore 20:45 / Ingresso riservato ai tesserati Cineforum

Un film di Sandra Nettelbeck / FR, GB / Durata: 116min

Media 3.64


Sullo sfondo di una Parigi dalle atmosfere e dai colori autentici, lontana dagli stereotipi cinematografici, il film racconta la vita del signor Morgan, ancorata al ricordo della moglie defunta e cadenzata dalla solitudine, fino all’incontro, del tutto casuale e inaspettato, con la giovane insegnante di ballo Pauline (Clémence Poésy). Conquistato dalla vitalità disarmante e dal tenace ottimismo della giovane donna, il professore di filosofia in pensione ritroverà la gioia di vivere, il conforto della compagnia, il gusto del romanticismo. Grazie a Pauline, Matthew Morgan si riavvicinerà anche ai figli ma con conseguenze impreviste nella vita di tutti quanti. La storia di Mister Morgan è ispirata al romanzo francese La douceur assassine di Françoise Dorner. L’interpretazione di Michael Caine è straordinaria, con la sua coinvolgente poliedricità riesce a scandire una narrazione che si addentra con estrema sensibilità nella difficile  tematica della depressione, della solitudine e dell'elaborazione del lutto. La regia della Nettelbeck ha il pregio di evitare con estrema cura qualunque invasione di campo, dando così allo spettatore uno sguardo discreto e realistico sui personaggi, sul loro quotidiano e su una Parigi lontana da edulcorati ritratti da cartolina. Mister Morgan è un'opera dall'estrema eleganza, con un protagonista capace di trasmettere in ogni suo gesto e in ogni suo sguardo i sentimenti e l’intimità di un'anima che improvvisamente riscopre la vita e la giovinezza perduta.

RETROSPETTIVA VIII FESTIVAL ALTO VICENTINO da Mercoledì 05 Novembre a Sabato 08 Novembre
Ore 20:45 / Ingresso riservato ai tesserati Cineforum

Un film di AA.VV. / / Durata: min

Media 3.12


Una delle novità della 40 stagione del Cineverdi è la “promozione” nella rassegna principale della proiezione dei corti vincitori (e non solo) del Festival internazionale di Cortometraggi di Santorso. Il Festival Alto Vicentino in pochi anni è cresciuto in modo incredibile sia per la quantità dei cortometraggi presentati in concorso che per la qualità delle opere selezionate. L’ottava edizione ha richiamato registi da ogni parte del mondo, sono stati rappresentati ben 96 paesi per un totale di più di 1500 cortometraggi, alcuni dei quali hanno partecipato anche a festival di livello mondiale come Cannes, Berlino, Venezia o sono stati addirittura candidati all’Oscar. E’ il caso del corto vincitore della VIII edizione The Voorman problem dell’esordiente inglese Mark Gill (Gran Bretagna), che ha per protagonisti due star del cinema inglese:  Martin Freeman (già visto in Lo Hobbit, Sherlock) e Tom Hollander (Pirati dei Caraibi). Racconta l’esilarante incontro tra lo psichiatra di un carcere e un detenuto che si crede Dio. E’ stato premiato all’unanimità dalla giuria “per l’originalità della storia e la profondità con cui racconta la relatività dei ruoli e l’introspezione del confine tra follia e normalità”. Tra i diversi corti proposti ci saranno sicuramente Un uccello molto serio di Indovina Lorenza che ha vinto il premio per la miglior regia, il corto cipriota 5 ways 2 die di Daina Papadaki che si è aggiudicato il miglior montaggio e l’australiano Bruce Lee played badminton too di Corrie Chen con cui il protagonista ha vinto il premio come miglior attore.

LOCKE da Mercoledì 12 Novembre a Sabato 15 Novembre
Ore 20:45 / Ingresso riservato ai tesserati Cineforum

Un film di Steven Knight / USA, GB / Durata: 85min

Media 3.3


Ivan Locke guida nella notte verso Londra. È un costruttore di edifici, ma questa notte si consuma la demolizione della sua vita. All'alba avrebbe dovuto presiedere alla più ingente colata di cemento di cui si sia mai dovuto occupare. Gli americani e i suoi capi hanno incaricato lui, perché per nove anni è stato un lavoratore impeccabile, il migliore: solido come il cemento, appunto. Ma la telefonata di una donna di nome Bethan riscrive la sua esistenza. Prima di quella telefonata, e del viaggio che ha deciso di intraprendere di conseguenza, aveva un lavoro, una moglie, una casa. Ora, nulla sarà più come prima. L'attesa opera seconda di Steven Knight è a dir poco incredibile, tanto incredibile che deve essere giudicata solamente dopo la visione, senza pregiudizi. Sceneggiatore talentuoso, per Frears e Cronenberg, con Locke eccelle nell'esercizio di scrittura, ideando un percorso di quasi novanta minuti nel quale il tempo della storia e il tempo del racconto coincidono: non c'è altro luogo al di fuori della Bmw in movimento e nessun altro personaggio oltre a quello del titolo. Locke è impegnato in un dialogo telefonico pressoché ininterrotto con il “suo” mondo: la collega Bethan, la moglie Katrina e i due figli da casa, Garreth, il capo furioso, e Donal, l'operaio polacco al quale ha affidato la delicata gestione dei preparativi in sua assenza. La performance di Tom Hardy è stupefante: nella recitazione e nel modo in cui Locke increspa le onde del testo, tra una commedia ironica e una tragedia dell’anima.

IL VENDITORE DI MEDICINE da Mercoledì 19 Novembre a Sabato 22 Novembre
Ore 20:45 / Ingresso riservato ai tesserati Cineforum

Un film di Antonio Morabito / ITA / Durata: 103min

Media 3.53


Bruno, un informatore medico di un'importante azienda farmaceutica, da anni “coltiva” un gruppo di medici che in cambio di viaggi, regali o soldi, sono disposti a prescrivere i suoi farmaci ai propri pazienti. In un difficile momento aziendale per i tagli al personale, spinto da una capo-area senza scrupoli, cerca di allargare il proprio giro anche ad un celebre oncologo che sembra inizialmente restio. Intanto i suoi nervi sembrano cedere, anche per la crisi del rapporto conla moglie che vuole avere un figlio. Pur di tenersi stretto il lavoro, in un momento di grande instabilità sociale, si dimostrerà capace di tutto.
Il venditore di medicine è un film spietato, un racconto senza sbavature e compromessi che, attraverso la vicenda di un uomo qualunque, ci mostra gli ingranaggi di un sistema complesso e molto articolato, quello che sta alla base del nostro Sistema Sanitario Nazionale in cui il costo delle ricette del medico di famiglia sono poi rimborsate dallo Stato. Raramente tematiche di questo tipo sono state portate sul grande schermo con questa forza e intensità. Va detto che il bell’esordio di Antonio Morabito non è una puntata di Report o un documentario alla Micheal Moore (anche lui con Sicko ha svelato le pecche del sistema sanitario americano), Il venditore di medicine è un ottimo esempio di quel cinema civile che un tempo sapevamo fare molto bene con Montaldo, Rosi e Lizzani e con cui si poteva anche vincere l’Oscar. Complimenti a Morabito, quindi, e a Claudio Santamaria straordinario interprete in un ruolo molto impegnativo.

CLASS ENEMY da Mercoledì 26 Novembre a Sabato 29 Novembre
Ore 20:45 / Ingresso riservato ai tesserati Cineforum

Un film di Rok Bicek / SLO / Durata: 112min

Media 3.79


Una classe come tante di un liceo come tanti. Siamo in Slovenia ma potrebbe benissimo essere una scuola italiana. Sembra tutto ordinario e normale. Ma è davvero tutto così tranquillo, sotto la patina di normalità? Basta l’arrivo di un nuovo docente, il severissimo professor Zupan, per innescare un violento corto circuito: didattico, prima, e umano, poco dopo, quando la tragica morte di una studentessa devasta gravemente gli equilibri. Il dolore dei ragazzi si traduce immediatamente in rabbia, e la rabbia, alimentata da interrogativi esistenziali troppo difficili da affrontare, si traduce in caccia: caccia al colpevole e al nemico. Esplorando le zone d’ombra che separano i torti dalle ragioni, i buoni dai cattivi, i vincitori dai vinti, la partitura di Class Enemy smonta gelidamente le certezze più categoriche e invita a riflettere, tanto gli adolescenti quanto gli adulti, sulle sfumature. Perché nella realtà non è tutto bianco e nero, al bravissimo regista Rok Biceknon interessa solo la metafora della classe scolastica come versione in piccolo della società contemporanea, mette in gioco anche una riflessione tra la modernità educativa, intesa come deresponsabilizzazione e protezione ad oltranza dei giovani dai dolori della vita, e la vecchia scuola, più formativa ma meno empatica. Nel mondo odierno la serietà di Zupan lo porta a venir accusato niente meno che di nazismo e ad essere identificato con un sistema autoritario e immutabile, quando invece la cultura che cerca di trasmettere ne è probabilmente l'unico antidoto possibile.

NOI 4 da Mercoledì 03 Dicembre a Sabato 06 Dicembre
Ore 20:45 / Ingresso riservato ai tesserati Cineforum

Un film di Francesco Bruni / ITA / Durata: 90min

Media 3.58


Lara e Ettore sono stati marito e moglie e si sono amati molto. Ora sono ex-coniugi, le cause del divorzio e le differenze all'origine del loro distacco sono evidenti: Lara è un ingegnere, stakanovista e ansiogena, Ettore un sedicente artista dai nobili natali e con pochissima voglia di lavorare. A rimetterli costantemente in contatto, nonostante le reciproche divergenze, sono i due figli Emma e Giacomo: lei aspirante attrice occupante del Teatro Valle; lui studente di terza media alle prese con l'esame finale, "incidente scatenante" che favorisce l'ennesimo incontro-scontro fra i genitori. Alla sua seconda regia, lo sceneggiatore-regista Francesco Bruni raddoppia la posta in gioco, anzi la quadruplica: se in Scialla! raccontava un rapporto padre-figlio, in Noi 4 si cimenta con le relazioni incrociate fra quattro personaggi: i genitori con i figli, gli ex-coniugi fra di loro, i fratelli all'interno del legame particolare dovuto alla grande differenza d'età fra la maggiore e il più piccolo. Nell'aumentare il livello di complessità narrativa Bruni dimostra coraggio e il lodevole rifiuto di sedersi sugli allori del successo precedente. Il registro narrativo oscilla fra la tenerezza e la rabbia, la frustrazione e il sorriso, echeggiando molte dinamiche famigliari di morettiana memoria. Noi 4 racconta l'Italia di oggi con una leggerezza solo apparente, l’autenticità dei dialoghi e la credibilità delle ottime interpretazioni dei 4 protagonisti (su tutti il sempre bravo Fabrizio Gifuni) ne fanno una delle migliori commedie italiane dell’anno.

IL PASSATO da Mercoledì 10 Dicembre a Sabato 13 Dicembre
Ore 20:45 / Ingresso riservato ai tesserati Cineforum

Un film di Asghar Farhadi / FRA, ITA / Durata: 130min

Media 3.52


Dopo quattro anni di lontananza Ahmad arriva a Parigi da Teheran, su richiesta di Maria, la moglie francese, per espletare le formalità del loro divorzio. Durante il suo breve soggiorno Ahmad scopre il rapporto conflittuale tra Maria, che adesso ha un nuovo compagno, e la figlia adolescente Lucia, avuta da una relazione precedente. Gli sforzi di Ahmad per cercare di migliorare questo rapporto sveleranno i segreti di un passato a lui sconosciuto. Il passato è un intrico di nodi narrativi, psicologici e emotivi. Man mano che il racconto procede la sceneggiatura porta in superficie memorie taciute, angosce non dette, domande non sciolte. In quasi tutti i personaggi si nasconde ora una paura, ora un inganno. Dopo il bellissimo e pluripremiato Una separazione il regista iraniano Ashgar Farhadi si sposta a Parigi e si confronta con una produzione e un cast internazionali. Il passato conferma pienamente le sue doti scrittura e di regia, tutto nel film funziona alla perfezione: dalla regia alla fotografia, dalla sceneggiatura alle eccellenti interpretazioni degli attori, su cui primeggia una straordinaria Berenice Bejo, già vista in The artist. Il film si dipana tra confessioni ed accuse con una perfezione narrativa tale da essere indotti di volta in volta come spettatori a rileggere la storia secondo i vari punti di vista, concordando con il protagonista di turno le accuse e la presunta verità, fino a scoprire poco dopo nuovi tasselli che ridisegnano dinamiche e responsabilità.

ALABAMA MONROE - UNA STORIA D'AMORE da Mercoledì 17 Dicembre a Sabato 20 Dicembre
Ore 20:45 / Ingresso riservato ai tesserati Cineforum

Un film di Felix Van Groeningen / BELGIO / Durata: 100min

Media 4.21


Come se vivessero in Alabama e non in Belgio, la bionda tatuatrice Elise e il barbuto hippy Didier legano le loro vite e il loro amore struggente e assoluto al suono del bluegrass, genere del country americano. Proprio come una ballata bluegrass si sviluppa il loro intenso sentimento, dalla passione al matrimonio passando per la nascita di una figlia. Ma il dolore straziante della malattia incurabile di un figlio può sconvolgere anche il più forte dei legami e i due innamorati lo scopriranno a proprie spese. Il sorprendete regista belga Felix Van Groeningen racconta un amore reso impossibile dal dolore, ma non vinto. Alabama Monroe è un film meraviglioso, intenso e commovente, la storia di due esseri umani che vivono i loro sentimenti e le proprie passioni fino all'estremo, siano esse musicali o sentimentali. Van Groeningen però ha l'accortezza di decostruire la narrazione con un uso perfetto del flash-back in modo da inframmezzare il dolore del presente con il ricordo dolcissimo e straziante del passato. I due attori protagonisti, Veerle Baetens e Johan Heldenbergh, diventano Elise e Didier con un livello di autenticità e identificazione raramente visti nel cinema recente. La colonna sonora è a dir poco stupenda, molte canzoni ti entrano dentro e te le porti dietro per giorni. Alabama Monroe riesce nell’intento di unire meravigliosamente due culture cinematografiche molto diverse, è infatti un film intimamente europeo nell'impianto narrativo ma ispirato alla cultura folk e al cinema indipendente americano.

LA NOSTRA TERRA da Mercoledì 07 Gennaio a Sabato 10 Gennaio
Ore 20:45 / Ingresso riservato ai tesserati Cineforum

Un film di Giulio Manfredonia / ITA / Durata: 100min

Media 4.21


Giulio Manfredonia torna con La nostra terra sul solco della commedia etica già inaugurata con il fortunato Si può fare che raccontava una vicenda nello spirito non dissimile da questa. Una storia ispirata alle esperienze delle cooperative nate sulle terre confiscate alle mafie in molte zone d'Italia. Nicola Sansone è proprietario di un podere nel Sud Italia che viene confiscato dallo Stato e assegnato a una cooperativa, che però non riesce - per celati o dichiarati boicottaggi - ad avviare l'attività. Per questo viene mandato in loro aiuto Filippo (Stefano Accorsi), un uomo che da anni fa l’antimafia lavorando in un ufficio del Nord, e quindi impreparato ad affrontare la questione “sul campo”. Numerosi sono gli ostacoli che Filippo incontra, e spesso deve resistere all’impulso di mollare tutto: lo trattengono il senso di sfida e le strane dinamiche di questa cooperativa di insolite persone cui inizia ad affezionarsi, in particolar modo Cosimo (Sergio Rubini) l’ex fattore del boss e Rossana, la bella e determinata ragazza che forse ha un passato da riscattare. In un ribaltamento di ruoli, tra sabotaggi e colpi di scena, non appena le cose iniziano ad andare quasi bene, al boss Nicola Sansone vengono concessi i domiciliari. Riuscirà l’antimafia a trionfare? A sostegno della riuscita complessiva e positiva del film bisogna menzionare tutto il cast di attori, principali e non, che bene interpreta i vari ruoli assegnati con una menzione speciale, da attore fuori classe, per Sergio Rubini che meglio di altri ha saputo esprimere un ruolo assai complesso ed affatto positivo.

TORNERANNO I PRATI da Mercoledì 14 Gennaio a Sabato 17 Gennaio
Ore 20:45 / Ingresso riservato ai tesserati Cineforum

Un film di Ermanno Olmi / ITA / Durata: 80min

Media 4.36


L’occasione del centenario della Grande Guerra è troppo ghiotta per Ermanno Olmi per lasciarsela scappare. Lui, che fin da bambino ha sentito i racconti del padre bersagliere d’assalto e più di una volta lo ha visto piangere ricordando quella carneficina compiuta tra le sponde del Piave, gli Altopiani e le cime fredde e trincerate delle Alpi, ha voluto dedicare questo suo ultimo film ai tanti giovani traditi e mandati a morire, senza un vero perché. “Torneranno i prati” è la descrizione di una giornata di guerra nel 1917, ma soprattutto è il contrasto tra il silenzio delle montagna e il combattimento assordante che squarcia - devastando l’ambiente e soprattutto le persone - la pace di quei luoghi. Come nel “Mestiere delle Armi” Olmi analizza con occhio attento la mostruosità di una guerra che ormai non ha più testimoni viventi e il regista si sente in dovere di tramandare alle generazioni future. L’arte cinematografica nel film emerge forte anche in questa circostanza, con inquadrature che sono come opere pittoriche, assemblate con la musica di Paolo Fresu, e una poesia ermetica ed essenziale che evoca i Soldati di Ungaretti. E poi c’è tanta neve, con freddo e stenti e la speranza che un giorno tornerà la primavera della pace. In primo piano nei film di Olmi c’è sempre la povera gente, persone comuni e semplici, perché sono i grandi che scrivono la storia, ma poi è il popolo che ne paga le conseguenze. Come in questo caso.

GRAND BUDAPEST HOTEL da Mercoledì 21 Gennaio a Sabato 24 Gennaio
Ore 20:45 / Ingresso riservato ai tesserati Cineforum

Un film di Wes Anderson / USA / Durata: 100min

Media 3.61


Il "Grand Budapest Hotel", fiabesco albergo tra montagne innevate, è lo scenario fantastico e il vero protagonista dell'omonima incantevole pellicola di Wes Anderson. L'immaginaria Repubblica di Zubrovska,  paese caduto in rovina, è l'ambientazione del romanzo che una ragazzina legge davanti al monumento di un importante scrittore, definito genericamente "L'autore". Con un rapido flashback veniamo proiettati nel Grand Budapest Hotel, già in netto declino, dove il narratore incontra il proprietario, Zero Moustafa, un estroso F. Murray Abraham. Una seconda parentesi ci conduce finalmente nel cuore della storia, riportata in prima persona da Zero, che ricorda come da garzone divenne proprietario dell'albergo. Un variegato insieme di bizzarri personaggi prende allora vita all'interno dei corridoi, tornati all'antico splendore: mai banali e sempre fortemente caratterizzati.  Fughe, inseguimenti, sparatorie ed evasioni di galera: tutto diviene un frenetico succedersi di improbabili avventure, in puro stile Anderson: ogni azione è ponderata, come acrobati i protagonisti riescono sempre a rimanere in equilibrio sospesi nel vuoto, ogni caduta, ogni incastro sfida tutte le leggi della fisica, eppure tutto appare logico, necessario nella sua assurdità. La cinepresa sembra inseguire e spiare i fatti, inquadrando sovente elementi secondari del tutto stridenti con la centralità della scena; s'interrompe il momento tragico e una nota di comico, di grottesco, viene inserita anche nelle sequenze più drammatiche, creando così un senso di straniamento, quasi surrealista.

I NOSTRI RAGAZZI da Mercoledì 28 Gennaio a Sabato 31 Gennaio
Ore 20:45 / Ingresso riservato ai tesserati Cineforum

Un film di Ivano De Matteo / ITA / Durata: 92min

Media 3.93


De Matteo torna a parlare della famiglia al giorno d'oggi, ma questa volta approfondisce il rapporto genitori-figli. Genitori troppo presi dalle rispettive carriere, dal buonsenso incondizionato, dai moralismi per accorgersi realmente di chi hanno cresciuto. Figli che credono di vivere in un videogame, tra sigarette, feste e macchine. Trovare un punto d'incontro sembra impossibile, forse perché ci si limita a guardare e non osservare. Il film racconta lo scontro di due famiglie, al cui interno ci sono ancora i vecchi rancori del passato e lo scontro finale sembra inevitabile. Il regista procede per gradi, facendoci conoscere pian piano i personaggi e la loro vera natura, ma soprattutto ci mostra, senza troppi preamboli, i problemi familiari al giorno d'oggi. La mancanza di comunicazione, in primis, sembra la causa principale dell'allontanamento tra genitori e figli, soprattutto se ognuno, per abitudine, cena per conto proprio. O se si cena in gruppo – le consuete riunioni familiari – i problemi non tardano comunque ad arrivare. Dopo una prima parte dedicata prevalentemente al rapporto tra i due fratelli (Gassman e Lo Cascio) e ai loro rispettivi modi di vedere la vita, De Matteo si sposta sullo scontro finale, dettato dalle bravate dei ragazzi. Il quadro che ne esce è tanto vero quanto triste, perché consapevole dei drammi di oggi. Dell'arroganza giovanile, di quel "tanto c'è papà a risolvere i problemi", o del classico "io conosco mio figlio". La verità, però, è che non si smette mai di conoscere o scoprire qualcuno e che, quando i fatti riguardano da vicino, si cambia prospettiva. 

IL GIOVANE FAVOLOSO da Mercoledì 04 Febbraio a Sabato 07 Febbraio
Ore 20:45 / Ingresso riservato ai tesserati Cineforum

Un film di Mario Martone / ITA / Durata: 137min

Media 0


Gli interrogativi, un po’ preoccupati, che circolavano all’ultima Mostra di Venezia prima della presentazione de Il giovane favoloso erano: è possibile fare un film su uno dei poeti italiani più complessi ma nello stesso tempo più amati e studiati? Ma anche: quale Leopardi il regista Martone sceglierà di portare sullo schermo? Quello di certo insegnamento scolastico che ci ha spesso dipinto il poeta più che altro come un essere cupo, depresso e pessimista?
Oppure attraverso una di quelle biografie cinematografiche noiosissime e didascaliche che possono interessare solo pochi eletti? 
Nulla di tutto ciò, per fortuna.
Martone sceglie di svelarci un Leopardi forse inedito a molti di noi facendolo uscire dai soliti e polverosi manuali di letteratura e riuscendo a dargli una dimensione inedita, travolgente e finalmente più umana ...

LE DUE VIE DEL DESTINO da Mercoledì 11 Febbraio a Sabato 14 Febbraio
Ore 20:45 / Ingresso riservato ai tesserati Cineforum

Un film di Jonathan Teplitzky / AU, GB / Durata: 116min

Media 4.51


Inghilterra 1980. Eric Lomax, uno strano tipo ossessionato dagli orari ferroviari, incontra in treno la bella Patti. È amore a prima vista, e poi matrimonio. Ma la prima notte di nozze iniziano i guai: Eric è in preda agli incubi, e rifiuta di raccontarne a Patti il contenuto. Singapore, 1942. Winston Churchill dichiara la resa della città-stato ai giapponesi. Migliaia di soldati britannici vengono fatti prigionieri e costretti a lavorare come schiavi (insieme ai più poveri abitanti locali) alla costruzione della ferrovia che dovrà collegare Bangkok a Rangoon. La chiameranno la Ferrovia della morte per le condizioni di lavoro, climatiche e geografiche in cui è stata costruita e perché vi sono effettivamente periti metà di coloro che vi hanno lavorato. Fra i prigionieri addetti alla costruzione della ferrovia ci sono anche Eric e i suoi compagni. A popolare gli incubi di Eric è soprattutto il poliziotto giapponese che è stato il suo aguzzino alla Kempeitai (polizia segreta). La moglie Patti, con l'aiuto del compagno di disavventura Finley, spingerà Eric a ricollegare i fili spezzati del proprio passato, con esiti del tutto imprevisti. Le due vie del destino è basato sul romanzo autobiografico “The Railway Man” scritto dallo stesso Eric Lomax e diventato un best seller internazionale. Colin Firth si cala con totale partecipazione emotiva nel ruolo del protagonista, mettendo a frutto la scorta di umanità che caratterizza da sempre la sua recitazione, e Nicole Kidman mette la sua bravura e bellezza nel ruolo della moglie Patti.

UN INSOLITO NAUFRAGO NELL'INQUIETO MARE D'ORIENTE da Mercoledì 18 Febbraio a Sabato 21 Febbraio
Ore 20:45 / Ingresso riservato ai tesserati Cineforum

Un film di Sylvain Estibal / FRA, DE, BE / Durata: 98min

Media 3.65


Jafaar è uno pescatore palestinese che pesca sardine e vive con la moglie lungo il muro della Striscia di Gaza. Dimenticato da Allah, incalzato dai creditori e avvilito da una vita sorvegliata da Israele e dai militari israeliani, che bazzicano la sua casa e controllano ogni suo respiro, Jafaar butta la rete in mare e una mattina pesca l'impensabile: un grosso maiale vietnamita. Considerato animale impuro dalla sua religione, decide subito di sbarazzarsene, ma farlo non sarà facile, il risultato sarà una montagna di equivoci e di guai, fino a un incredibile finale. Opera prima di Sylvain Estibal, giornalista di origine uruguaiana, Un insolito naufrago nell'inquieto mare d'Oriente è una commedia splendida che azzarda in un territorio delicato e suscettibile come la Striscia di Gaza. Nel suo svolgersi rocambolesco il film incrementa il nonsense, indotto dalla paranoia delle due parti, giocando sulle corrispondenze tra israeliani e palestinesi e senza fermarsi davanti alle differenze. Che sia imposta militarmente dall'esercito israeliano o congiurata dagli estremisti islamici, la violenza non è mai nascosta, piuttosto è scoperta, visibile e moderata dal tono farsesco che sfoga le ipocrisie, come i calzini calzati dal maiale di Jafaar sul territorio israeliano o l'allevamento di maiali dei coloni ebrei tollerato per la capacità che hanno questi mammiferi di fiutare gli esplosivi. Commedia umanista e fraterna, premiata nel 2012 con un César al miglior debutto ma incredibilmente distribuito in sala solo quest’anno.

COLPA DELLE STELLE da Mercoledì 25 Febbraio a Sabato 28 Febbraio
Ore 20:45 / Ingresso riservato ai tesserati Cineforum

Un film di Josh Boone / USA / Durata: 125min

Media 4.39


Hazen Grace ha 17 anni e un tumore fra la tiroide e i polmoni. Augustus Waters ha 18 anni e una gamba artificiale, dovuta ad un incontro ravvicinato con il cancro osseo. Il loro è un colpo di fulmine, ciò che li accomuna, assai più che la malattia, è il modo di vedere, e affrontare, la vita: con un ottimismo sensibile e un sarcasmo mai incattivito. Colpa delle stelle cammina con grande cautela sul filo che separa il melodramma dalla commedia romantica, alterna in modo intelligente gravitas e umorismo, pathos e leggerezza. Soprattutto, riesce a non indulgere smaccatamente nei topos di quel nuovo genere filmico che è la storia d'amore fra teenager malati (non solo di cancro), nonostante sia ampiamente disegnato per far consumare svariati pacchetti di kleenex. Film dalle mille emozioni, Colpa delle stelle prende emotivamente tutti: adolescenti e adulti. Principalmente per la storia, scritta da John Green, che ha saputo catturare lettori e spettatori con una trama coinvolgente. Poi per i due protagonisti Shailene Woodley e Ansel Elgort, una coppia calata perfettamente nel ruolo e che nonostante la giovane età (rispettivamente 23 e 20) ha dimostrato una notevole bravura e una innata capacità di rendere credibili i personaggi. Il film, come il romanzo omonimo da cui è tratto, sposa la loro visione del mondo e fa innamorare gli spettatori dei due ragazzi rendendoli non oggetto di compassione (o di emulazione eroica) ma di empatia di sentimenti ed emozioni.

DUE GIORNI, UNA NOTTE da Mercoledì 04 Marzo a Sabato 07 Marzo
Ore 20:45 / Ingresso riservato ai tesserati Cineforum

Un film di Luc Dardenne, Jean-Pierre Dardenne / BE / Durata: 95min

Media 3.1


Sandra ha un marito, due figli e un lavoro presso una piccola azienda che realizza pannelli solari. Anzi, aveva un lavoro perché i colleghi sono stati messi di fronte a una scelta: se votano per il suo licenziamento (è considerata l'anello debole della catena produttiva perché ha sofferto di depressione anche se ora la situazione è migliorata) riceveranno un bonus annuale di 1000 euro. In caso contrario non spetterà loro l'emolumento aggiuntivo. Saputo di pressioni dell’azienda sui dipendenti per farli votare a favore del bonus (e quindi per il licenziamento) Sandra chiede una ripetizione della votazione in cui sia tutelata la segretezza. La ottiene ma ha un tempo limitatissimo per convincere chi le ha votato contro a cambiare parere. Due giorni e una notte. I fratelli Dardenne riportano al centro del loro cinema il tema attualissimo del lavoro, dando voce, come sempre, a personaggi veri e immersi in scene di vita quotidiana. In un’epoca in cui parlare di diritti dei lavoratori sembra a dir poco anacronistico hanno il coraggio di rimettere al centro il tema dei licenziamenti e delle tutele dei lavoratori “deboli”, e come sempre sanno colpire al cuore. Il film è un capolavoro di realismo, Marion Cotillard interpreta Sandra con una carica psicologica impressionante: questa giovane madre, incline al pianto e alla disistima di se stessa, ritroverà progressivamente la forza di reagire senza umiliarsi, di chiedere comprensione per sé conservandola per gli altri. Sono così i personaggi dei Dardenne. Veri perché fragili. Veri perché umani.

THE WATER DIVINER da Mercoledì 11 Marzo a Sabato 14 Marzo
Ore 20:45 / Ingresso riservato ai tesserati Cineforum

Un film di Russell Crowe / USA / Durata: 111min

Media 4.24


1919, Mallee (Australia). Joshua Connor (Russell Crowe) vive nella campagna australiana lavorando come rabdomante (da qui il titolo del film The Water Diviner); numerose infatti sono le fonti d'acqua scoperte dall'uomo grazie ai suoi ‘poteri sensoriali'.
Eppure, perfino quella speciale dote sembra oramai del tutto inutile, dal momento che i suoi tre figli non ci sono più, inghiottiti quattro anni prima - come tantissimi altri loro coetanei - nella battaglia di Gallipoli e dagli orrori della Grande Guerra. Esistenze interrotte esattamente come quella della moglie di Joshua, incapace di accettare la scomparsa della prole e precipitata di conseguenza in un tragico rifiuto della realtà...

IL SALE DELLA TERRA da Mercoledì 18 Marzo a Sabato 21 Marzo
Ore 20:45 / Ingresso riservato ai tesserati Cineforum

Un film di Wim Wenders, Juliano Ribeiro Salgado / FRA / Durata: 110min

Media 4.21


Il sale dà sapore ai cibi. Li conserva anche. Per questo motivo fin dai tempi antichi è diventato il simbolo della “sapienza”.
Il sale della terra è un’espressione che suona familiare ai credenti; la pronuncia Gesù nel Vangelo di Matteo, non a caso rivolto agli apostoli, gente semplice; ma prima ancora la troviamo nelle parole dei rabbini d’Israele, riferita alla Toràh (la Legge santa data da Dio al suo popolo) indicata come il sale, senza il quale il mondo non può stare.
Qui, Il sale della terra è l’uomo mentre distrugge sé stesso, i suoi simili e tutto ciò che lo circonda. Più ancora è il modo n cui l’uomo crea e distrugge, è la storia spietata della sopraffazione, scritta dalle “regole” dell’economia. È la moltitudine delle genti, le esistenze nell’ombra, i gradini più bassi, l’iniquità del mondo. Ma è anche un omaggio allo splendore del pianeta e una speranza, tenacemen- te riposta nel piccolo seme da cui nasceranno alberi, per i secoli a venire. Salgado è soprattutto un ...

TRASH da Mercoledì 25 Marzo a Sabato 28 Marzo
Ore 20:45 / Ingresso riservato ai tesserati Cineforum

Un film di Stephen Daldry / BR / Durata: 113min

Media 4.37


Con il termine MacGuffin, il cineasta Alfred Hitchcock soleva indicare un oggetto o un espediente narrativo di fon- damentale importanza per i personaggi della pellicola, la cui natura sia però di scarso interesse per lo spettatore. All’interno della trama, il MacGuffin gioca il ruolo di motore degli eventi, anche se molto spesso si rivela marginale nell’effettivo sviluppo della storia. Alcuni esempi famosi possono essere la busta con i 40.000 dollari in Psyco, la valigetta in Pulp Fiction o il reale significato della parola Rosabella in Quarto potere.
A dire il vero, probabilmente per evitare un’eccessiva dose di buonismo, Daldry ha ritenuto opportuno non soffermarsi nemmeno sulle condizioni di vita nelle favelas - che in questo senso sono state descritte in maniera più incisiva daCity of God di Fernando Meirelles. Il regista si è limitato a utilizzare i sobborghi cittadini solamente come un eterogeneo palcoscenico dai colori accesi e contrastanti, sopra il quale ambientare le peripezie dei tre protagonisti.
In Trash, il MacGuffin è costituito da un portafogli trovato da tre meninos de rua - Raphael, Gardo e Rato - in una delle discariche situate nella periferia di Rio de Janeiro. Il borsello in questione contiene gli indizi che - tra flashback, enigmi da risolvere e scontri con la prezzolata autorità locale - guideranno ...

THE IMITATION GAME da Mercoledì 08 Aprile a Sabato 11 Aprile
Ore 20:45 / Ingresso riservato ai tesserati Cineforum

Un film di Morten Tyldum / GB / Durata: 114min

Media 4.63


“La vita è un gioco” cantano in una canzone recente i Negrita, indubbiamente il gioco più grandioso e complesso che esista, schierati come siamo all’interno di una scacchiera di 7 miliardi di pezzi, con idee, gusti, tendenze, opinioni, caratteri spesso completamente opposti.
Lo sapeva bene Alan Turing quanto difficile fosse vivere in un mondo così variopinto, eppure questo non gli ha impedito di mettere il suo genio a disposizione dell’umanità. Appena ventiset- tenne, all’inizio della seconda guerra mondiale, venne assunto come critto- analista dai servizi segreti britannici con l’obiettivo di forzare Enigma, macchina creata dai militari tedeschi per la cifra- tura dei messaggi.
Il raggiungimento di tale scopo avrebbe permesso di dare agli Alleati un notevole vantaggio sui nazisti accorciando così la durata della guerra. Gli studi del giovane matematico gli permisero di elaborare il modello concettuale di calcolo conosciuto...