< CAOS CALMO

Un film di Antonello Grimaldi / ITA / Durata: 112min

da Mercoledì 12 Novembre a Sabato 15 Novembre
Ore 20:45 / Ingresso riservato ai tesserati Cineforum

Media 3.68


La nostra recensione:
di Filiberto Battistello
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Ecco un caso classico e frequente (altri saranno Gomorra e Il cacciatore di Aquiloni in programma a dicembre) in cui la trasposizione cinematografica di un libro è riuscita a suscitare pareri diversi e contrastanti derivati dall’inevitabile confronto.

Personalmente questo tipo di confronto non mi ha mai molto appassionato. Anche perché cinema e romanzo letterario, proprio per le loro diverse e specifiche caratteristiche narrative, sono portati a vivere di luce propria. E solo alla luce di queste caratteristiche vanno quindi valutati. Essenziale per il cinema, come sappiamo tutti, non è solo cosa raccontare ma bensì come riuscire a descrivere con le immagini una storia, un volto, un’emozione.

Ecco perché questo film, nonostante il peso ingombrante del libro conosciuto da un gran numero di lettori, dimostra una sua grande capacità descrittiva e rappresentativa soprattutto dei sentimenti e dei personaggi. Uno dei meriti del regista, forse il maggiore, è quello di non avere affidato, come spesso succede in questi casi, ad un io narrante letterario il racconto della vicenda interiore del protagonista, perdendo così certo qualcosa del testo originario, ma affidando quasi esclusivamente alle immagini il tessuto emotivo della storia interiore.

I dialoghi sono pochi, scarni, poco profondi, non e’ un film ‘parlato’ ma le immagini parlano, le sentiamo chiaramente. La voce interna di Pietro e’ affidata all’espressività matura e piena di Moretti che integra e adatta perfettamente il personaggio a sé. Il protagonista è Pietro Paladini, la cui vita viene sconvolta dalla perdita della moglie. Da quel momento, da quella tragedia, la sua vita si ferma. Decide di rimanere seduto su una panchina di fronte l’edificio scolastico ad attendere l’uscita della figlia. Pietro si sente responsabile di quanto accaduto, non era lì al momento del bisogno.

Ovviamente non ha delle responsabilità dirette, però come non cogliere quel delicato gesto della figlia che più volte gli nega di dargli la mano se non come un’accusa indiretta che scava un bruciante senso di colpa? Quindi mette da parte gli affari e tutto il resto e si ferma in una situazione di stand-by per cercare di mettere ordine al proprio mondo interiore, di frenare il caos che l’ha travolto con la calma. Ma non stacca la spina, il suo movimento, il suo caos,si trasferisce tutto dentro la sua mente. Pietro non è bloccato a causa della sofferenza, ma proprio perché non prova, apparentemente, alcuna sofferenza. Per questo si ferma ad attendere che questa arrivi, per poter ricominciare daccapo a vivere, sbloccarsi.

Nel contempo attorno a lui la vita scorre, i suoi amici, i colleghi, i parenti, i suoi capi, tutti gli sono vicini, interagiscono con lui. Figure del passato e del suo nuovo presente che rappresentano per certi versi la società di oggi, con mille problemi ed angosce che finiscono per ricadere su Pietro, il quale, da consolato diventa colui che consola, ascolta, conforta. Questo finchè non accade l’evento che lo scuote, l’incontro con la donna che ha salvato quel maledetto giorno in cui la moglie è morta. Sarà il rapporto sessuale furioso e privo di alcun trasporto sentimentale, ma forse per questo più credibile, a riportarlo bruscamente alla realtà.

La vita sulla panchina non può continuare per sempre. Prima o poi si torna a vivere. E così il dolore del protagonista si incanala in una paternità ancor più consapevole. Questo è per Pietro il vero punto di riferimento. Non era facile rendere “cinematografica” la storia di un uomo fermo in un posto e della sua evoluzione ma alcuni abili accorgimenti nella sceneggiatura e nella regia (riprese con angolazioni e stili sempre diverse sul protagonista) hanno prodotto un risultato più che soddisfacente.

Pur raccontando la difficile elaborazione di un lutto e della rimozione del dolore, il film risulta molto gradevole da vedere grazie a situazioni e ad una galleria di personaggi che assumono spesso il tono dell’ironia e del sorriso.