< IL CACCIATORE DI AQUILONI

Un film di Marc Forster / USA / Durata: 131min

da Mercoledì 10 Dicembre a Sabato 13 Dicembre
Ore 20:45 / Ingresso riservato ai tesserati Cineforum

Media 4.64


La nostra recensione:
di Marco Valente
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« Sono diventato la persona che sono oggi all'età di dodici anni, in una gelida giornata invernale del 1975. Ricordo il momento preciso: ero accovacciato dietro un muro di argilla mezzo diroccato e sbirciavo di nascosto nel vicolo lungo il torrente ghiacciato. È stato tanto tempo fa. Ma non è vero, come dicono molti, che si può seppellire il passato. Il passato si aggrappa con i suoi artigli al presente. Sono ventisei anni che sbircio di nascosto in quel vicolo deserto. Oggi me ne rendo conto. »

La trasposizione sullo schermo di Marc Forster (regista di Monster’s Ball, Neverland) del bestseller di Khaled Hosseini non ha grandi trovate, anzi traduce con imperdonabile approssimazione gli snodi fondamentali della trama del romanzo, le tribolazioni della terra afgana sono sintetizzate da cartoline di un paese in disarmo e dalle comparsate di truci figuri barbuti, i Talebani, eppure Il cacciatore di aquiloni commuove: è la dimostrazione che alle volte le storie, se sono belle, non serve aggiungere altro.

Al centro delle vicende narrate è la bellissima e commovente amicizia tra due bambini appartenenti a etnie e classi sociali differenti: Amir, figlio di uno degli uomini pshtun più influenti di Kabul, e Hassan, il suo piccolo servitore azara. Sullo sfondo le vicende storiche che, in trent’anni, hanno portato alla progressiva distruzione e devastazione della cultura e del paese afgano: la caduta della monarchia, l’invasione sovietica, l’esodo di massa verso il Pakistan, l’avvento del regime talebano e la sua eliminazione dopo la caduta delle Torri Gemelle. Amir e Hassan sono inseparabili, accomunati anche dalla passione per le gare di aquiloni. Ma un tragico evento irrompe e sconvolge le loro vite: Amir assiste di nascosto allo stupro del suo giovane compagno di giochi da parte di un gruppo di teppisti. Quando la truppe sovietiche invadono il suo Paese, il bambino è costretto a fuggire negli Stati Uniti con il padre Baba, ma il senso di colpa per non aver aiutato il suo piccolo amico non lo abbandonerà più.

Negli Stati Uniti, si diploma, conosce Soraya, la donna che diventerà sua moglie, e pubblica il suo primo libro, coronando il sogno di diventare scrittore. Quando un giorno riceve nella sua casa di San Francisco una telefonata inattesa, Amir capisce che è giunto il momento di rimediare ai propri errori. Rahim Kham, un vecchio amico di Baba, lo prega di fare rientro nel suo paese: Sohrab, il figlio di Hassan ha bisogno del suo aiuto…

Forse anche voi negli anni, avrete commesso un gesto atroce, un qualcosa che vi pesa sulla coscienza, un atto impuro, solamente per raggiungere un piccolo traguardo. Forse siete ancora in tempo per rimediare a quell'errore, siete ancora in tempo per recuperare l'amicizia che avete perduto, ancora in tempo per chiedere scusa, per abbassare il capo e dire " mi dispiace". Non so se ci sia una morale oggettiva su questo film, quello che so è che sicuramente è soggettiva, basata soprattutto sulle vostre esperienze. Purtroppo per Amir è troppo tardi per tornare indietro, perché ha trovato la sua città e la sua gente, troppo cambiata.

Ma qualcosa, gli farà tornare il sorriso, qualcosa farà tornare a volare quell'aquilone azzurro, che è stato segno di violenza e sofferenza. Un film sicuramente molto toccante, che vi farà scendere le lacrime scena dopo scena, soprattutto quando ci si avvicina al finale, che non è ricco di colpi di scena, ma sicuramente ricco di riflessioni.. un film che non può non piacere e fa soffrire. “Non fuggire in cerca di libertà quando la tua più grande prigione è dentro di te.” (Jim Morrison)