< CHANGELING

Un film di Clint Eastwood / USA / Durata: 140min

da Mercoledì 04 Marzo a Sabato 07 Marzo
Ore 20:45 / Ingresso riservato ai tesserati Cineforum

Media 4.64


La nostra recensione:
di G. Stefano Messuri
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Los Angeles, marzo 1928. In una mattinata di sabato Christine Collins, una giovane donna che lavora in un centralino, lascia a casa da solo il giudizioso figlio Walter che ha avuto da un uomo che li ha abbandonati. Al ritorno dal lavoro fa una terribile scoperta: il bambino non c'è più e di lui si è persa ogni traccia. Finché, 5 mesi dopo, la polizia locale che non gode di buona reputazione, sembra aver risolto il caso. Consegna infatti a Christine un bambino che dice di esser Walter e che un po' gli assomiglia.

La madre è però certa che non si tratti di suo figlio ed è supportata in questo anche da altre persone che lo conoscevano bene, a partire dalla maestra. Le autorità di polizia, sostenute da un'opinione pubblica desiderosa di rassicuranti lieto fine, insistono nella loro versione fino a decidere di internare Christine attribuendole disturbi mentali che l'avrebbero spinta a non riconoscere nel sedicente Walter il proprio figlio. Christine però non si arrende e, sostenuta dal reverendo Guistav Briegleb, continua a lottare perché le ricerche di Walter continuino. La sinossi che avete appena letto sembrerebbe essere il frutto della creatività di un buon sceneggiatore di Hollywood invece si tratta della pura e semplice realtà.

Una realtà che lo sceneggiatore J. Michael Straczynski ha riportato in luce grazie alla segnalazione di un amico che lo ha informato che numerose carte processuali di cause tenutesi negli anni Venti a Los Angeles stavano per andare al macero e che, tra queste, c'erano gli atti di un processo che avrebbe potuto interessargli. La vicenda contiene numerosi elementi che costituiscono la base dell'etica eastwoodiana: l'individuo solo contro il Potere corrotto, l'infanzia segnata da traumi irreparabili, il rapporto tra il sistema sanitario e i pazienti/oggetto, la pena di morte. Il suo cinema è cinema classico che riesce sempre ad azzerare ogni distanza tra lo schermo e lo spettatore. Non è da tutti. Al di là della rigorossima, a tratti perfino maniacale, ricostruzione storica ciò che colpisce, ancora una volta è la “misura” di Eastwood. E Changeling era un film davvero facile da sbagliare: per la scelta di una storia così emblematica, di un periodo storico così spesso rappresentato, di una star così ingombrante a fare da protagonista.

Un equilibrio sottile che nasconde il rischio del ricatto, ma Eastwood inquadra con un rispetto ed un’umiltà impareggiabili le forme umane, la sua regia è un continuo inchinarsi davanti all'esistenza. Tutte le forme vengono trattate allo stesso modo: è la massima democrazia della mdp. Mentre la visione procede si affievolisce la possibilità di individuare stacchi di montaggio, angolazioni, movimenti di macchina. Questo è un cinema ad altezza d'uomo che richiede la partecipazione in prima persona, la capacità di entrare nel film più che osservarlo. Changeling inizia con un dolly discendente a significare una vera discesa verso gli inferi e procede poi come un film di ombre proiettate sul volto della protagonista e di personaggi/ombra che si nascondo ai margini del quadro, il Male non vuole uscire dalla sua caverna, si nasconde dietro la nonapparenza e quando è costretto ad uscire si fa strada in maniera perentoria.

Clint sembra voler lavorare su un doppio registro. Da un lato narra l'impari lotta dell'individuo nei confronti di un potere che si arroga qualsiasi diritto di limitazione delle libertà in nome di presunte esigenze di sicurezza. Dall'altro, dopo una cruda e significativa sequenza sull'esecuzione di un serial killer, sembra aver desiderio di rileggere i sentimenti e i legami familiari con uno sguardo che ha bisogno di rivolgersi a un passato in cui l'imperitura arroganza del Potere poteva vedersi contrastare da una solidarietà popolare e da una determinazione nella ricerca della verità che oggi sembrano essersi drasticamente ridimensionate. Clint non smette di ricordarci che i diritti individuali non devono 'mai' venire calpestati.

Lo fa, in questa occasione, riuscendo anche a commuoverci. E’ uno dei film più cupi e neri del regista, in cui le istituzioni della legge e dell'ordine vengono rappresentate con un quoziente di corruzione che riesce a fare impallidire la furia incontrollabile di un assassino seriale ma allo stesso tempo è un film che apre un notevole spiraglio - chiaro fino all'effetto-didascalia - alla speranza, allontanandosi parzialmente dalla disillusione che caratterizzava in modo più netto altri suoi film. Una speranza rappresentata dalla fiducia incrollabile di Eastwood nei confronti della Giustizia con l'iniziale maiuscola.

a cura di G. Stefano Messuri (contributi di Movie’s Home, G.Zappoli Mymovies)