< VINCERE

Un film di MARCO BELLOCCHIO / ITA / Durata: 128min

da Mercoledì 18 Novembre a Sabato 21 Novembre
Ore 20:45 / Ingresso riservato ai tesserati Cineforum

Media 3.49


La nostra recensione:
di Filiberto Battistello
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Torna Marco Bellocchio dietro la macchina da presa, dopo Buongiorno, notte, per raccontare un altro dramma (per quanto più sommerso) della storia del Novecento. Questa volta con una vicenda “oscurata” dalla storiografia ufficiale, ovvero quella di Ida Dalser, amante e compagna per lungo tempo di un giovane Benito Mussolini, e del figlio segreto nato dalla loro relazione, Benito Albino.

Bellocchio ha dichiarato di aver deciso di realizzare questa pellicola dopo essere venuto a conoscenza della vicenda umana della donna. E’ stato soprattutto colpito dal carattere risoluto e non incline al compromesso di Ida, che per un amore assoluto e impossibile ha rinunciato a tutto, mettendo in pericolo, senza temere conseguenze di alcun tipo, anche la propria vita e quella del figlio.

Bellocchio non è però uno storico, non fa film storici, documentari, il suo è un modo del tutto personale di porsi davanti alla Storia, di raccontare una vicenda, di prendere e trasformare gli elementi reali in qualcosa d’altro che ha più forza e pregnanza della realtà stessa, che racconta più delle sole immagini tratte dal reale (pensiamo al racconto della vicenda Moro in Buongiorno, Notte). Il regista ancora una volta decide di utilizzare una storia forte come campo su cui sperimentare alcuni stili cinematografici, una scelta interessante che gioca con lo spettatore e con la storia del cinema, oltre che con la storia italiana.

Da tempo Bellocchio, riesce a fondere in un modo assolutamente originale realtà e finzione, documento e invenzione, narrazione e rappresentazione. Si noti, per esempio, l’uso di filmati d’archivio dell’epoca del fascismo, che entrano nella rappresentazione in modo tale da comporre un’immagine unica, senza alcuna sovrapposizione rispetto al piano della vicenda narrata; non si tratta solo di un artificio sapiente dal valore meramente formale, perché in questo modo il regista fa sì che quei filmati assumano un senso nella narrazione. Emerge il loro essere manifestazione di quella grande finzione, di quella tragica mascherata che il fascismo è stato.

Il culmine di questo intreccio si raggiunge nel passaggio dalla visione del discorso di Taranto e in cui Mussolini esibisce il suo agghiacciante manierismo, all’imitazione che ne fa l’attore nella parte del figlio rifiutato, Benito Albino: maschera di una maschera, che rivela la follia del potere mentre egli stesso nella follia sta precipitando. In Vincere è pressoché impossibile distinguere fra quanto c'è di vero nella storia della Dalser e quanto è "romanzo". Ma è irrilevante, le polemiche sull'antifascismo e sulla figura del Duce lasciano il tempo che trovano. Piuttosto possiamo dire che Bellocchio ha voluto raccontarci come la costruzione del Potere si scontri sempre e inevitabilmente con la costruzione di un Amore. Per questo motivo la scena forse più toccante del film è quella in cui Ida, ormai sola, entra in un cinema e, quando all'apparire della figura del Duce tutto il pubblico scatta in piedi, lei rimane seduta e si limita a spostarsi qualche fila più avanti per poter vedere meglio il suo amato.

Bravissimi gli interpreti, da Filippo Timi che rende tutta la ferocia e lucidità dell’uomo Mussolini a una splendida Giovanna Mezzogiorno, che restituisce al personaggio di Ida Dalser una speciale dignità tutta al femminile, lo fa con sapiente pudore di attrice interpretando con ispirata partecipazione scene pericolose come quella della commozione di fronte allo schermo dove si proietta Il Monello di Chaplin o come la scena del suo affacciarsi dietro le sbarre nel manicomio ad assistere allo spettacolo della nevicata, di fuori.