< BAARIA

Un film di GIUSEPPE TORNATORE / ITA / Durata: 150min

da Mercoledì 06 Gennaio a Sabato 09 Gennaio
Ore 20:45 / Ingresso riservato ai tesserati Cineforum

Media 3.98


La nostra recensione:
di francesco brian
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Si sono finalmente accesi i riflettori sulla 66ma edizione della Mostra del Cinema di Venezia, quest’anno in versione work in progress con le ruspe impegnate nella costruzione del nuovo Palazzo del Cinema, nell'area adiacente al Casinò, il cui completamento è previsto (in maniera forse eccessivamente ottimistica) per il 2011. L’apertura è affidata, dopo 20 anni a un film italiano con l'opera personalissima di uno dei nostri cineasti più amati: Giuseppe Tornatore.
Baarìa è un film affettuosamente autobiografico, immaginativo e ricco di dettagli, Il regista lo ha portato a Venezia, affiancato dai giovani protagonisti, Francesco Scianna e Margaret Madè.
Come probabilmente sarà già noto ai più, Baarìa (nome siciliano di Bagheria, cittadina della provincia di Palermo) racconta settant'anni di storia italiana attraverso un'unica ambientazione, il paese natale del regista, e con protagonisti esclusivamente i suoi abitanti. A partire dal ventennio fascista, passando per il secondo conflitto mondiale, il referendum repubblicano e per i decenni di governo democristiano, tutti i grandi e piccoli cambiamenti sociali e politici del nostro paese sono raccontati dalle immagini brillantemente fotografate da Enrico Lucidi ma sempre e comunque filtrate dal punto di vista della gente comune di Bagheria, che siano essi contadini, allevatori, aspiranti poeti e pittori o anche semplici venditori da strada.
C'è chi riuscirà a coronare i propri sogni di successo, chi vedrà invece fallite le proprie ambizioni, ma da collante c'è sempre e comunque la sicilianità vibrante che ben si riflette nella storia dei protagonisti, i due innamorati Peppino e Mannina, la cui storia viviamo dall'infanzia fino alla vecchiaia.
A Venezia oltre ai protagonisti, c’è il maestro Ennio Morricone, accolto con molto calore alla sua ottava collaborazione col regista, e Giampaolo Letta per la distribuzione Medusa.
Ma ecco alcuni estratti dall’affollata conferenza stampa
Sig.Letta, quanto è costata veramente la pellicola ?
G.Letta: In effetti in questi giorni ne abbiamo lette di tutti i colori, è giusto quindi fare un po' di chiarezza: il film è costato 25 milioni di euro,e sarà distribuito in due versioni diverse, quella originale in dialetto stretto, per la Sicilia, e una per il continente con i dialoghi in siciliano italianizzato, mentre all’estero approderà la versione originale.
Da cosa nasce la necessità di raccontare l’elemento civile e politico ?
G.Tornatore: Certo, nel film il tema della passione civile e morale è importantissimo. Io sono cresciuto in un mondo in cui ancora si faceva caso a queste tematiche. Non ci insegnavano solo a tenere in mano la forchetta, ma anche a rapportarci con gli altri e con i nostri sogni. Così abbiamo imparato a capire l'importanza della passione civile. Mentre oggi questo valore sembra essersi perso; bisognerebbe tornare a insegnare ai ragazzi che la nostra libertà deve fermarsi dove inizia quella degli altri. Il film non è solo sulla Sicilia, c'è una prospettiva attraverso la quale le vicende narrate sono applicabili a qualunque altro luogo in cui siamo nati e cresciuti. L'idea era quella di raccontare il microcosmo di un paese facendo sentire continuamente l’eco di tutto ciò che succede a distanza. A me piace pensare a un film su un luogo che diventa allegoria di tutti i luoghi in cui noi siamo nati e viviamo, Per questo ciascuno ritroverà tantissimi elementi della propria esistenza: che ci aiutano a capire quello che succede lontano.
Maestro Morricone, come ha lavorato con Tornatore? Ha usato elementi già noti, ha forse rivisitato il suo lavoro così come Tornatore ha rivisitato il suo cinema? E.Morricone: Ho imparato molto tempo fa che non bisogna amare troppo un film su cui si sta lavorando, si rischia di passare la misura e di perdere il controllo. Stavolta, pur amando molto Baarìa, non credo di avere esagerato e non ho sparato l'artiglieria degli ottoni verso il cielo, ma invece ho mantenuto una fase di suono molto omogenea nonostante la sua dinamica interna.
Mi rivisito senza volerlo. Io sono sempre io e ricomincio sempre dall'ultimo lavoro eseguito per andare avanti; certi stili riemergono, è inevitabile scrivendo un'intera partitura dall'inizio alla fine.
G. Tornatore: Sono vent'anni che lavoriamo insieme abbiamo un codice di lavoro che consente a tutti e due di comprendersi fino in fondo, a volte quindi ci piace rischiare, non ci fermiamo alle prime idee che ci vengono in mente. Qui è stata un'esperienza esaltante con sfide diverse rispetto ad altri film, e ci siamo appassionati a cercare di fare il percorso giusto.
Ecco allora un buon motivo per lasciarci trasportare e tornare a sognare in grande, con un film italiano, dove un grande regista, riesce a trasformare un budget importante in un’opera che racconta un’epoca sfruttando al meglio il mezzo cinematografico.