< L'UOMO CHE VERRA'

Un film di GIORGIO DIRITTI / ITA / Durata: 117min

da Mercoledì 24 Marzo a Sabato 27 Marzo
Ore 20:45 / Ingresso riservato ai tesserati Cineforum

Media 4.47


La nostra recensione:
di francesco brian
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Dopo il piccolo/grande “caso”cinematografico creato con l'esordio di Il vento fa il suo giro, che arrivò addirittura alla candidatura del David
di Donatello come miglior film, Giorgio Diritti ripropone il suo cinema austero e prezioso.

E’ un racconto intimista e sobrio di uno dei più atrocirastrellamenti effettuati dai nazisti nel 1944, dove vennero annientate 770 persone, per la maggior parte donne, bambini e anziani, passato poi alla storia come la strage di Marzabotto. L'occhio con cui il regista sceglie di mettere in scena questa tragedia è quello di una giovane bambina, Martina, testimone silenziosa ed impotente della resistenza civile che, la sua famiglia e gli abitanti di Monte Sole, tentarono di mettere in atto contro la crudeltà dei soldati tedeschi. Diritti continua, con quello che potremmo definire il suo cinema “etnico”, costruendo un universo famigliare variegato ed unitissimo, dove l'uso del dialetto emiliano funziona perfettamente come collante per compattare il gruppo.

Anche la sua idea di messa in scena è improntata sul realismo, che però riesce efficacissimo senza mai diventare sfacciato: il regista infatti cura con molta attenzione anche la forma filmica, dove ad esempio la bellissima soggettiva iniziale, o anche molte inquadrature che valorizzano il paesaggio di campagna, impreziosiscono il film con immagini di notevole efficacia emotiva. I riferimenti cinematografici per L'uomo che verrà sono di qualità elevata: nella prima parte, la rappresentazione precisa del microcosmo semplice, contadino rimanda direttamente al cinema di Olmi (con cui Diritti ha collaborato al progetto Ipotesi Cinema), soprattutto al suo capolavoro L’albero degli zoccoli; l'idea di adoperare un bambino come occhio poetico sulla vicenda storica è stata invece straordinariamente portata sul grande schermo dai fratelli Taviani ne La notte di San Lorenzo, definito ancor oggi miglior film sulla Resistenza.

Diritti però, porta avanti una sua personalissima idea di cinema rigoroso e stilizzato, realizzando un lungometraggio che coniuga con grande coerenza verità della rappresentazione ed insieme poesia cinematografica. Alcuni anni fa, ha iniziato un lungo lavoro di ricerca nelle borgate circostanti l’Appennino bolognese dove ha incontrato alcuni sopravissuti. Non solo l’apporto della vicenda umana, ma anche i sentimenti e gli affetti sono stati fondamentali per la stesura della sceneggiatura, e Diritti dichiara che è stato come fare un percorso di sofferenza insieme a loro.

La ricerca di quei tragici eventi anche se appare sfocata nel tempo, si sente il peso della storia, si avvertono differenti interpretazioni e il lavoro sulla bibliografia già esistente (da Istituto storico Parri di Bologna), unito alla raccolta di testimonianze dirette ha progressivamente messo in luce l’importanza di non dimenticare tale sacrificio e soprattutto ha riportato ai nostri occhi volti, racconti, persone e famiglie. Il film girato in dialetto bolognese (la scelta è stata fatta solo due settimane prima dell’inizio delle riprese), ci coinvolge emotivamente e ci fa entrare direttamente in quell’epoca, in quella identità culturale, inoltre il dialetto ha un sapore particolare che l’italiano ha ormai perso.

Dalla ricostruzione delle vicende emerge come protagonista una comunità che, al di là degli episodi legati alle formazioni partigiane, oppone allo strapotere nazista una resistenza che come cita don Giuseppe Rossetti nell’introduzione al libro “Le querce di monte Sole” di Monsignor Luciano Gherardi, “… è innanzitutto un atteggiamento morale, una rivolta interiore contro ogni prevaricazione, ogni violenza eretta a sistema, ogni sopruso, ogni ingiustizia ,ogni ricatto. E’ tenace affermazione dei diritti dell’uomo, di ogni uomo, volontà di pace nella liberta; testimonianza di solidarietà umana al di sopra di ogni discriminazione, sfida dell’amore all’odio, della fede alla disperazione, della vita alla morte”.