< L'UOMO NELL'OMBRA

Un film di ROMAN POLANSKI / USA / Durata: 131min

da Mercoledì 10 Novembre a Sabato 13 Novembre
Ore 20:45 / Ingresso riservato ai tesserati Cineforum

Media 3.57


La nostra recensione:
di Fabio Siviero
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“Lo sa che cosa farei io se fossi al potere oggi? Due diverse file ai checkin degli aeroporti: una per quei voli per i quali non si prevedono controlli, non si calpestano le libertà civili di merda di nessuno e non si utilizzano notizie ottenute sotto tortura, e una per quei voli per i quali si fa tutto il possibile perché siano in perfetta sicurezza. Vorrei proprio vedere poi su quale aereo metterebbero i loro figli i vari Richard di questo mondo”.

Sono le ultime parole di Adam Lang, un convincente uomo di potere interpretato da Pierce Brosnan, con le quali egli pone al suo Ghost Writer (l’uomo ombra) il dilemma eticopolitico che fa da sfondo all’intrigo internazionale, tratto dall’omonimo romanzo di Robert Harris. Roman Polanski ritorna nei cinema con un thriller politico cupo e duro che gli ha valso l’Orso d’argento per il miglior regista al festival di Berlino 2010. Il film, che trova il suo momento culminante - di fatto una drammatica chiusura del cerchio - nell’esito finale, prende avvio dall’autobiografia che l’ex ministro laburista inglese Adam Lang (Tony Blair, evidentemente) vuole scrivere. (A proposito, Tony Blair è in libreria in queste settimane con l’autobiografia “Un viaggio”). L’ex premier ha bisogno di un intervistatore-scrittore, perché il precedente è misteriosamente morto.

Il decesso ha forse a che fare con le torture di presunti terroristi di al Qaeda autorizzati da Adam Lang per le quali l’AIA ha aperto una indagine? Polanski ci porta nell’isola Marta’s Vineyard dove, in una villa bunker, possiamo tentare di rispondere a questo interrogativo con l’occhio del protagonista interpretato da un intenso Evan McGregor che dovrebbe aiutare il premier a completare il libro. Lo sguardo ingenuo e curioso del Ghostwriter diventa ben presto disorientato, confuso e sospettoso quando scopre che un passato oscuro condiziona le scelte dell’ex premier e del suo entourage. La ricerca della verità in cui si impegna lo conduce sulle spiagge desertiche dell’isola, senza punti di riferimento, dove nulla è quello che sembra, in un’atmosfera grigia, umida e ventosa che pesa su tutto il film.

Le tracce del precedente uomo ombra che il protagonista seguirà lo porteranno a scoprire la verità in un crescendo di ritmo e tensione. Il noir che ne scaturisce avvince per l’intrigo e i retroscena. Polanski non risparmia un giudizio critico sulla politica internazionale angloamericana dell’ultimo decennio. Il film ne adombra le trame segrete, gli interessi militari, l’intervento dei servizi segreti.

Fa dichiarare con forza ad Adam Lang-Tony Blair “di non aver mai preso ordini da nessuno”, concedendogli l’autodifesa d’ufficio. Tuttavia l’idea che la Storia possa dare un giudizio definitivo su queste vicende cozza con un ulteriore piano di lettura che emerge sullo sfondo: la disincantata visione della politica come luogo della menzogna, dell’ambiguità, della falsità. Nessuna affermazione risponde al vero, tutto ha una finalità strumentale. In quello che oggi si usa chiamare “teatrino” della politica gli attori che partecipano a questa messinscena ci sono tutti: la stampa, la tv, i giornalisti e la cosiddetta opinione pubblica. Nulla deve essere ciò che è, tutto deve servire ad un altro fine, a costo di mistificare i fatti, costruendo la verità su misura. E’ una lotta dove barare è l’unica regola e dove i rapporti umani finiscono per essere meri strumenti di potere. Irrimediabilmente le parole, e con essa la verità, si disperdono come fogli(e) al vento.