< MIRAL

Un film di JULIAN SCHNABEL / ISR / Durata: 112min

da Mercoledì 09 Febbraio a Sabato 12 Febbraio
Ore 20:45 / Ingresso riservato ai tesserati Cineforum

Media 4.08


La nostra recensione:
di Sergio Dal Maso / sergio.dalmaso@tin.it
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“Miral è un fiore rosso che cresce ai lati della strada. Probabilmente ne avrete visti milioni”.
Miral è anche il nome della ragazza palestinese protagonista della storia.
Una storia intensa, dura e commovente, che unisce passione e dolore, amore e odio. Drammatica e straziante come la Storia con la esse maiuscola, quella del suo popolo e del conflitto israelo-palestinese. Sullo sfondo della vita di Miral c’è infatti la dura realtà della guerra, dei campi profughi e della rivolta dell’Intifada. Il film attraversa il contesto storicopolitico mediorientale dalla fondazione dello Stato di Israele nel 1948 agli Accordi di Pace di Oslo del 1994, utilizzando anche spezzoni originali di cinegiornali d’epoca.
Ma Miral è prima di tutto la storia di quattro donne, un atto d’amore e un grido di speranza che attraversa cinquant’anni di conflitti e violenza.
Quattro donne che amano e soffrono con grande dignità, sospese tra fragilità e altruismo, tra frustrazione e ribellione. Quattro fiori rossi. Quello del coraggio e della saggezza di Hindi, che durante la guerra del 1948 a Gerusalemme accoglie 55 bambini orfani e fonda il collegio Dar Al Tift (La casa dei bambini), scuola che gestirà fino alla sua morte e che ospita ancora oggi centinaia di bambini palestinesi. Quello della passione e della rabbia di Miral, che malgrado l’educazione e l’esempio di Hindi si scontrerà con l’odio e la violenza della guerra, conoscerà l’amore e la discriminazione, dovrà scegliere se restare o partire. Non meno importanti sono le figure di Nadia, la madre di Miral, vittima della violenza e della sua fragilità, e Fatima, l’infermiera che si ribella alla violenza, verrà arrestata e diventerà la mentore di Nadia.
Notevole per intensità ed espressività è l’interpretazione di Hindi da parte di Hiam Abbass, una delle attrici più brave e versatili in circolazione. Brave ed espressive sono anche le due attrici che interpretano Miral : Yolanda El Karam da bambina e la più famosa Freida Pinto da ragazza ( già splendida protagonista in The Millionaire ).
Pur avendo qualche limite evidente Miral è un film commovente e poetico, che riesce ad emozionare proprio per la sua sincerità di fondo. La semplificazione e la retorica di alcune scelte narrative non ne costituiscono necessariamente un limite ma evidenziano casomai l’onestà intellettuale del regista Julian Schnabel, capace di schierarsi senza equivoci con scelte tutt’altro che facili essendo di religione ebraica. La sceneggiatura è tratta dal libro autobiografico “La strada dei fiori di Miral” della bella giornalista palestinese Rula Jebreal ( ha lavorato anche per la televisione italiana, molti la ricorderanno ad Annozero ), compagna nella vita del regista e sceneggiatrice del film.
Julian Schnabel è un cineasta poliedrico, con una tecnica molto raffinata essendo anche un esperto di fotografia e un pittore riconosciuto. La splendida pellicola precedente, Lo scafandro e la farfalla, che racconta la storia di un uomo paralizzato capace di comunicare solo con il battito delle ciglia, aveva incantato critica e pubblico per la complessità dello stile e della tecnica utilizzata. Anche in Miral ci sono scene di pregevole spessore cinematografico: l’uso sapiente della telecamera a mano, sequenze sfocate con un impatto visivo notevole e la scelta di una efficace fotografia decolorata restituiscono intensità ed emozione a una sceneggiatura a volte un po’ troppo didascalica e semplificata, poco amalgamata nell’intreccio delle vicende delle protagoniste. E’ tuttavia evidente che abbracciare in un film di due ore 50 anni del lacerante e incandescente conflitto arabo-israeliano senza prestarsi a critiche di strumentalizzare e semplificare la storia è un’impresa ai limite dell’impossibile. Molti critici ed esponenti della cultura ebraica hanno rivolto a Schnabel proprio queste accuse, focalizzando la lettura del film solo sulla ricostruzione storica filo-palestinese e non sulle emozioni e sulla necessità di pacificazione che Miral riesce a trasmettere.
Alle Mostra del Cinema di Venezia nella conferenza stampa il regista ha sottolineato con forza il messaggio di pace e di speranza che ha cercato di esprimere, dedicando il film “a quanti in quella terra, schiacciati tra gli arabi radicali e gli ebrei fondamentalisti, non ne vogliono più sapere di violenza e di odio”.