< THE SOCIAL NETWORK

Un film di DAVID FINCHER / USA / Durata: 120min

da Mercoledì 02 Marzo a Sabato 05 Marzo
Ore 20:45 / Ingresso riservato ai tesserati Cineforum

Media 3.26


La nostra recensione:
di Marco Lubian / jblubio@gmail.com
icon pdf

E’ innegabile che Internet abbia rappresentato la più grande innovazione tecnologica dell’ultimo ventennio, aprendoci le porte ad una comunicazione di massa globale. Non solo, ha cambiato il nostro stile di vita, il nostro linguaggio, la percezione dei nostri bisogni. In breve abbiamo iniziato a conoscerne gli elementi più eccellenti: google per le ricerche, youtube per i video… Un solo sito ha reso però complete le nostre potenzialità di condividere e comunicare sul web dati personali ed informazioni nella loro accezione più ampia: stiamo parlando di Facebook, ideato dalla mente geniale di Mark Zuckerberg. Presentatoci come un nerd imberbe, brillante studente di college, totalmente incapace di una relazione sentimentale, il regista ce lo “inquadra” (in tutti i sensi) già dalle prime scene, attraverso il disarmante dialogo con Erica Albright. Può sembrare strano che una mente così straordinariamente capace, da riuscire ad inventare una rete sociale (The Social Network appunto, come da titolo) presenti allo stesso tempo delle carenze sociali così evidenti da farlo sembrare ridicolo (e l’attore Jesse Eisenberg lo rende alla perfezione, con quello sguardo catatonico e quell’espressione imperscrutabile).
Eppure è stata proprio questa sua caratteristica, questo suo dualismo di genio e presunzione, di capacità e spregiudicatezza a fargli scalare la vetta del successo ed allo stesso tempo permettergli di regalare al mondo il social network ideale e gratuito (visto che trae profitti dalla sola pubblicità presente nel sito). Il film di Fincher ruota tutto attorno alla figura di Zuckerberg : l’amico Eduardo Saverin (il bravo Andrew Garfield), il “mentore” Sean Parker, i gemelli Winklevoss… sono solo personaggi aggiuntivi, piccoli pianeti che ruotano attorno alla grande luce del protagonista, vero artefice del mondo di Facebook. Nato da umili origini, il sito si chiamava inizialmente The Facebok e deve il suo nome agli annuari con le foto di ogni singolo soggetto (face book appunto) che alcuni college statunitensi pubblicano all'inizio dell'anno e distribuiscono come mezzo per conoscere le persone del campus. Il progetto, inizialmente proposto a Zuckerberg dai gemelli Winklevoss, era quello di creare un sito in cui condividere le informazioni dei soli membri del loro club esclusivo. Zuckerberg tuttavia, intuendo sin da subito le potenzialità di tale progetto, iniziò di nascosto lo sviluppo per conto proprio, finanziato dall’amico Saverin. Ed è qui che iniziamo ad intuire le motivazioni della causa sollevata sia dai Winklevoss (per motivi di “proprietà intellettuale”) che da Saverin (per motivi legati al suo contratto con Facebook). Il regista David Fincher infatti, decidendo di rompere la linearità temporale a cui ci aveva abituato con le sue opere filmiche precedenti, ci confeziona in questo caso un montaggio frammentato, con cui intervalla la storia “in tempo reale” della nascita ed evoluzione di Facebook con le varie sessioni legali dei vari personaggi coinvolti nella causa che permettono ora di anticipare ora di enfatizzare quello che vedremo subito dopo. Pur mantenendo alcune caratteristiche dell’idea dei Winklevoss, come quella dell’esclusività (ancora oggi ognuno si crea il proprio gruppo “esclusivo” di amicizie tramite una serie di “inviti”), Zuckerberg porta Facebook a livelli decisamente più elevati, trasformando al volo le esigenze possibili in funzionalità reali (basti fra tutte lo “stato sentimentale” del profilo di un utente). Il momento del rilascio finale di The Facebook, enfatizzato dal contrappunto musicale, ha le “mistiche” caratteristiche di una creazione divina. Di certo si tratta di un programma epocale, visto che al giorno d’oggi viene usato da 500 milioni di utenti ed è al secondo posto tra i maggiori siti più visitati (il primo ovviamente è Google).
Tuttavia diversi problemi sono sorti riguardo l'uso di Facebook per via della scarsa politica in merito alla tutela della privacy degli utenti. E’ evidente tuttavia che non è tanto lo strumento in sé ad essere nocivo quanto piuttosto l’uso o abuso che se ne fa: sta infatti all’utente la responsabilità di cosa e a chi condividere un’informazione. Diversi utenti inoltre dichiarano di essere ormai facebook-dipendenti; è chiaro che questo evidenzia un grosso pericolo: se l’unica comunicazione interpersonale diventa quella virtuale, allora Facebook rischierebbe di configurarsi per alcuni come una asocial network. La comunicazione resa possibile da Facebook dovrebbe essere sempre alternativa e mai sostitutiva di quella reale (un dialogo, un abbraccio, una stretta di mano)…. Così, piuttosto che “taggare” i nostri amici sulle foto, a volte è meglio trovarsi e farsi quattro risate guardando assieme le immagini ricordando i momenti trascorsi.