< IL CIGNO NERO - BLACK SWAN

Un film di DARREN ARONOFSKY / USA / Durata: 108min

da Mercoledì 06 Aprile a Sabato 09 Aprile
Ore 20:45 / Ingresso riservato ai tesserati Cineforum

Media 3.64


La nostra recensione:
di Chiara Moresco / kiablond@hotmail.it
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Ritorna il regista di “The Wrestler”, Darren Aronofsky, il quale ha dichiarato sulla pellicola “Gli eccessi del film servono a creare la percezione allucinata di una persona che va in cerca ossessivamente della perfezione”: ma quali sono le allucinazioni di cui allude?

La storia racconta di una giovane ballerina del New York City Ballet, Nina (Natalie Portman), che dopo anni di sudore e martirio fisico ha l’occasione di diventare una star del palinsesto, in cui interpreterà la regina Odette, nell’opera de “IL LAGO DEI CIGNI” (balletto classico di Cajkovski uno dei grandi compositori russi dell’Ottocento), rispettivamente avendo il doppio ruolo del cigno bianco e del cigno nero; se però il cigno bianco, bellissimo, fragile, puro, tecnicamente perfetto, è l’incarnazione assoluta di Nina, il discorso non vale per il lato seducente del cigno nero, tant’è che lo stesso direttore artistico, Thomas Leroy ( in arte Vincent Cassel), le suggerisce:”La perfezione non è solo un problema di controllo. E’ necessario metterci il cuore!”. Se non fosse che l’entrata in scena di un’altra ballerina, Lily (interpretata da Mila Kunis, premio Marcello Mastroianni alla 67° Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia) più “sesso”, risveglia il lato oscuro della futura regina in una sorta di incubo vivente tale da vedere il proprio viso in altre donne suscitando grande inquietudine in se stessa progredendo in un ritmo sempre più da psyco horror da non distinguere più il confine tra la realtà e la follia. Nina non è la classica ballerina sulle punte e il regista ha volutamente trasportato gli estremi di un dietro le quinte in cui è lecito spingersi al sacrificio estremo per amore dell’arte e questo lo si nota proprio da quella parte incontrollabile che le graffia la pelle, che la porta a toccarsi per la prima volta nella sua vita di rigore e disciplina, che le fa vedere nemici e ostacoli ovunque, in primis, la madre iperprotettiva e disturbata e Lily, che l’aiuta a divertirsi come una ragazza qualunque ma diventa pericolosa per la sua carriera artistica.

Ne “IL CIGNO NERO” si vede una Natalie Portman in forma più che mai premiata come migliore attrice protagonista ai Golden Globe e dalla recente premiazione agli Oscar 2011 per la medesima categoria: un’interpretazione magnifica aiutata anche da un look che, non a caso in numerose scene alterna quei colori tipici del balletto classico (rosa e bianco) a quelli della trasgressione incoscia (nero e grigio scuro). Certo il film lascia qualche perplessità a riguardo della sceneggiatura, in cui i dialoghi e la trama sembrano un pò troppo prevedibili, al contrario invece, l’idea di mettere in primo piano il corpo e la fisicità tumefatti e sanguinolenti trascina lo spettatore a contatto verso il palcoscenico umano, anzi di una mente umana, che può disturbare, infastidire, difficile da dimenticare… geniale è stata anche l’idea di introdurre uno stile di vita sesso, droga e rock n’ roll in un contesto di tutu e pirouettes. Una nota aggiuntiva riguarda la musica diretta da Clint Mansell, che qui, rivisita i testi originali di Cajkovski e una colonna sonora che segue i momenti di romanticismo a quelli di dolorosa tensione in sincronia con il movimento della telecamera ondeggiante che ci lascia frastornati e intimiditi allo stesso tempo.

Come la frase iniziale che apre il film dove Nina racconta alla madre di aver fatto un sogno strano, ecco che quello stesso sogno si trasforma in uno più brutto, selvaggio, che non vorremmo ci capitasse realmente..ma siamo davvero sicuri di conoscerci per quello che pensiamo di essere? Forse ogni tanto è meglio chiederselo…