< IL GRINTA

Un film di ETHAN E JOEL COEN / USA / Durata: 110min

da Mercoledì 07 Dicembre a Sabato 10 Dicembre
Ore 20:45 / Ingresso riservato ai tesserati Cineforum

Media 3.75


La nostra recensione:
di Chiara Moresco
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A quasi quarant’anni dalla prima trasposizione cinematografica del romanzo di Charles Portis, in cui John Wayne vinse l’unico premio oscar della sua carriera, con i fratelli registi Coen ritroviamo il loro perfetto riadattamento dell’opera narrativa in un’era come quella di oggi, dove il genere western ormai è praticamente scomparso.

 

Siamo attorno all’ottocento e la storia viene raccontata in prima persona da Mattie Ross, disposta a riscattare l’omicidio del padre ucciso da un non così tanto furbo delinquente, di nome T om Chaney. La ragazza non teme niente e la sua intelligenza e testardaggine la porteranno a conoscere un rude, vecchio, ubriacone, ovvero lo sceriffo federale Reuben “Rooster” Cogburn, detto per l’appunto “IL GRINT A” e un ranger texano apparentemente uomo dalle buone maniere ma con uno spirito tanto da “saputello”.

Questo non è il solito film dei Coen eppure la loro pungente ironia traspare molto dai dialoghi a due (uno su tutti quello che riguarda i due sceriffi lungo la strada) e ad alimentare lo scenario di quel mondo selvaggio sono la crudeltà delle situazioni di un’America che non lascia spazio a sentimenti dolci e favolistici presenti nel genere classico in cui i personaggi sembravano fin troppo finti.

 

Non è un caso se la giovane attrice è stata candidata come migliore attrice non protagonista ai recenti OSCAR interpretando coraggiosamente in assoluta naturalezza la voglia di non arrendersi mai anche nei momenti più bui (la scena del cavallo ucciso da Cogburn dimostra tutta la sua vera “grinta” in un contesto davvero drammatico); per non parlare poi dello stesso sceriffo, così stanco di tutto che attacandosi a una bottiglia definisce la fine di un mito e di un’ era che forse merita il totale abbandono; i personaggi che vediamo anche quelli secondari seguono un loro tratto senza mai sbavare nella mediocrità, come Matt Damon il texano, lo vediamo fuori dal solito “super action man” ed anche i “cattivi” hanno le loro peculiarità (un bandito che prima rapisce e minaccia di uccidere Mattie e poi ascolta le sue ragioni davanti al fuoco).

 

Fratellanza, vera morte, onore, il tutto ben cullato dalla meravigliosa fotografia di Roger Deakins, dedito a scenari spettacolari (la neve nei boschi o la luce rassicurante attorno al fuoco di notte), in un luogo in cui gli spari non si sentono nemmeno a dispetto delle parole taglienti che lasciano ferite ovunque regalandoci un grande cinema che grazie ai fratelli Coen ci emoziona e ci riporta a riscoprire il sapore intenso e coinvolgente del cosi detto “fare cinema”.

 

Non perdiamoci a confrontare questo film con l’altro, non impadroniamoci dei soliti pregiudizi letterari, non spaventiamoci di qualche citazione biblica: rimaniamo fermi alla visione del film o almeno a provare finalmente soddisfazione per un capolavoro di assoluta autenticità. Forse è vero che “in questa vita si deve pagare per tutto in un modo o nell’altro: niente è gratuito” e non lo è nemmeno guardare con curiosità queste opere rivoluzionarie, che con un solo gesto è fermato il tempo dall’isteria quotidiana, calandoci in posti probabilmente lontani e andati ma la verità è che grazie a chi si ricorda di tutto ciò e lo esprime in varie forme, la mente non bada più a capirne la causa, ma è travolta dalla passione pura e semplice della pellicola .