< IL RICCO, IL POVERO E IL MAGGIORDOMO

Un film di Aldo Baglio, Giovanni Storti, Giacomo Poretti / ITA / Durata: 102min

Domenica 04 Gennaio 2015 Ore 20:30 / Biglietto intero 6.00 € / Biglietto ridotto 5.00 €

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La nostra recensione:
di Paola Casella

Giacomo è un broker convinto che ci sia "un solo obiettivo nella vita: mandare la palla in buca".

Giovanni è il suo maggiordomo tuttofare, aspirante guerriero ninja e innamorato della domestica venezuelana Dolores.

Aldo è il venditore ambulante che Giovanni, nel ruolo di autista di Giacomo, investe in pieno.

Invece di rimborsargli il danno, Giacomo trasforma Aldo in un servo tuttofare, fino a quando il principale investimento del broker (nello stato libero del Burgundy) cade vittima di un colpo di Stato. Da quel momento i tre malcapitati devono unire le forze per tirarsi fuori dai guai.


Aldo, Giovanni e Giacomo tornano dietro la cinepresa, questa volta affiancati da Morgan Bertacca, per confezionare il loro film di Natale, e scelgono con un certo coraggio di strutturare la loro comicità intorno al quantomai attuale (e doloroso) tema del fallimento, tanto quello economico quanto quello personale, poiché per molti oggi i due coincidono.

La morale del film fa invece un distinguo fra denaro e identità, e rifiuta la dicotomia perdenti/vincenti, in quanto categorie soggettive e riduttive.
Qui c'è tutto l'universo del trio: la Milano dei quartieri, la goffaggine di Aldo, la petulanza di Giacomo, il buon senso meneghino di Giovanni, e quello spirito garbato a metà fra il goliardico e il naif che trova anche ne Il ricco, il povero e il maggiordomo momenti di comicità, soprattutto nelle scene in cui i tre sono costretti ad una convivenza forzata sotto lo sguardo truce della madre di Aldo.

La forza comica di AGeG, fin dai tempi del cabaret, sta proprio nel comprimere tre personalità diverse in uno spazio angusto facendole inciampare l'una nell'altra. Per questo non appena i tre escono da quello spazio comune, o lo spazio si allarga, la loro comicità perde coesione e originalità. Il ricco, il povero e il maggiordomo alterna fra i due estremi: lavoro di squadra e assoli, i primi spesso divertenti, i secondi immancabilmente puerili.


La regia si avventura lungo sentieri (per il trio) inesplorati, creando "entrate in scena" originali, ma resta ancorata ai codici televisivi, senza grandi guizzi.

Anche il ritmo narrativo è quello caratteristico dei tre: mai troppo veloce, talvolta "sbullonato", aperto alle occasionali improvvisazioni.

La vera marcia in più sono gli attori di contorno - Giuliana Lojodice nel ruolo della mamma di Aldo, facilmente riconducibile allo stereotipo dell'arpia castrante e invece interpretato con umanità e spiragli di dolcezza; Massimo Popolizio nei panni di un burbero prete da oratorio (ma quando daranno a questo grande attore un film tutto suo?); Guadalupe Lancho nelle forme procaci di Dolores, cui regala tempi comici precisi e una verve "latina" mai eccessivamente macchiettistica.



tratto da Mymovies.it